In Ticino si discute della necessità di un contratto collettivo di lavoro (CCL) per il settore informatico, che impiega circa 17’000 persone nel Cantone. Sia l’Associazione Ticinese Evoluzione Digitale (ATED) sia i sindacati ritengono che il contratto normale di lavoro entrato in vigore all’inizio del 2026 non abbia risolto le criticità del settore.
Salari minimi e competitività: ATED chiede più coinvolgimento nei processi decisionali
Il Consiglio di Stato aveva riconosciuto il ruolo strategico del settore e l’introduzione del contratto normale per contrastare il dumping salariale, fissando salari minimi tra quasi i 22 e i 27 franchi all’ora. Si tratta di un caso unico in Svizzera. Tuttavia, per l’ATED lo strumento resta insufficiente: “oggi non c’è una distinzione tra chi ha un ruolo o un altro”, ha spiegato il presidente dell’associazione Luca Mauriello, “si definiscono salari minimi che rischiano di appiattire le competenze. Proprio quelle sulle quali le aziende investono per favorire la crescita del personale e per restare competitive”. Da qui la richiesta da parte dell’ATED di un maggiore coinvolgimento nella commissione tripartita con altri attori economici e con i sindacati, in cui si prenderanno importanti decisioni sul settore.
Sindacati favorevoli all’introduzione di un CCL
Dal fronte sindacale, Unia accoglie con favore l’apertura al dialogo. Per Giangiorgio Gargantini si tratta della “via giusta, soprattutto perché la discussione non riguarda solo i salari minimi: il fatto che l’iniziativa arrivi anche dall’ambito datoriale è un passo avanti che trova disponibilità al confronto”. Anche l’OCST guarda positivamente all’ipotesi di superare il contratto normale. Andrea Puglia sottolinea che c’è “grandissimo interesse” verso un CCL e ricorda che esistono già contratti collettivi che si applicano a singole aziende che operano nell’ambito digitale: si parte quindi “da una base di rappresentanza piuttosto solida”.
L’ATED resta però prudente sui tempi. “Arrivare a un contratto collettivo richiede tempo, e oggi questo tempo non c’è”, afferma Mauriello, aggiungendo che occorre intervenire subito su quello che definisce “un errore di sistema” per rimandare la discussione su un CCL a una fase successiva. Per Unia, infine, è ancora presto per parlarne, ma un contratto collettivo resta una possibile soluzione per il futuro.











