Nella conferenza stampa finale del G20 di San Pietroburgo, il presidente russo Vladimir Putin ha respinto le accuse contro Damasco sul presunto uso di armi chimiche e ha ribadito che l'attacco è stato "una provocazione" per incoraggiare un'azione militare esterna.
Il capo del Cremlino ha anche aggiunto che "i paesi del G20 sono divisi a metà" per quanto riguarda l'intervento in Siria, elencando quelli pro e contro: tra i primi ha indicato gli Usa, la Turchia, il Canada, la Francia, l'Arabia Saudita, precisando che anche il premier britannico David Cameron si è pronunciato a favore benché il
parlamento non abbia dato la sua approvazione; nel fronte del no ha citato la Russia, la Cina, l'Italia, l'India, l'Indonesia, l'Argentina, il Brasile, il Sudafrica, oltre al segretario generale dell'Onu.
Putin ha pure affermato che anche nel caso di un raid contro il regime, Mosca continuerà a sostenerlo come a fatto finora, fornendo armi e tramite la cooperazione economica e intensificando quella umanitaria.
Obama: "È Assad il responsabile"
Il presidente statunitense Obama continua invece a ribadire la colpevolezza di Bashar al-Assad nell'uso di gas.
"Ieri sera la maggioranza della sala in cui eravamo concordava con la conclusione che il governo di Assad è stato responsabile dell'uso di quelle armi chimiche. Putin non è d'accordo, ma facendo un sondaggio sono sicuro che la maggioranza dice che è molto probabile che sia stato il regime" Ha spiegato Obama, ribadendo che la risposta militare contro il paese mediorientale può arrivare "in un giorno, una settimana, un mese" e che sarà "proporzionata e limitata".
In 10 accusano Assad
In una dichiarazione diffusa al termine del G20, dieci Paesi (Australia, Canada, Francia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Spagna, Turchia e Stati
Uniti) "condannano l'attacco con armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto e di cui il regime di Assad viene ritenuto responsabile".
Red.MM
Gallery video - Siria, G20 spaccato a metà






