Il Gran Consiglio ticinese ha deciso a larga maggioranza che la revisione dei valori di stima immobiliari non avverrà in modo automatico fino al 70% del valore di mercato, ma sarà definita dal Parlamento entro il 2035. Il Tribunale federale impone comunque un rialzo, poiché oggi in Ticino le stime sono molto più basse. Il Parlamento ha approvato due mozioni del centrista Paolo Caroni e ha sostenuto l’iniziativa popolare “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima”, promossa da UDC, Lega, PLR e Centro, che sarà votata dal popolo in giugno.
L’iniziativa vuole inserire nella Costituzione il principio secondo cui l’aumento delle stime non deve tradursi automaticamente in maggiori imposte o minori sussidi, per evitare una “stangata” stimata in 431 milioni annui se i valori fossero allineati al mercato.
La sinistra si è opposta definendo l’iniziativa inutile e ingannevole. Il direttore del DFE Christian Vitta ha invece ricordato che la revisione del 2035 includerà un nuovo modello di calcolo e che saranno coinvolte 32 leggi settoriali, con effetti diversi per i cittadini. Ogni decisione potrà comunque essere sottoposta a referendum. E il voto di giugno stabilirà se il principio della neutralizzazione entrerà o meno nella Costituzione.
No alla riduzione della soglia delle firme
Sempre oggi il Gran Consiglio a larga maggioranza ha approvato le conclusioni del rapporto della Commissione Costituzione e leggi, che invitava a respingere le iniziative parlamentari dell’MPS che miravano a ridurre le soglie di firme necessarie per l’esercizio di diversi strumenti di democrazia diretta.
No a maggiori diritti per i deputati dei partiti minori
Il Gran Consiglio ha infine respinto le iniziative dell’MPS che chiedevano maggiori diritti per i deputati dei partiti minori. Una larga maggioranza ha infatti difeso le regole attuali. Le proposte includevano ridurre da 5 a 3 il minimo per formare un gruppo, permettere ai non affiliati di assistere alle commissioni e garantire l’accesso completo ai documenti.







