Ticino e Grigioni

Stufi d’esser terzi

Dimostrato coi fatti che non è “il buco della ciambella”, ora Locarno può e deve puntare in alto

  • 29.03.2016, 11:48
  • 07.06.2023, 18:41
Daniel Ganahl

Daniel Ganahl

  • rsi

Cara Locarno,
innanzitutto, mi complimento con i tuoi attuali amministratori, capaci nel corso di questa legislatura di demolire almeno due luoghi comuni che ti riguardano: quello che vuole che tu sia sonnacchiosa e priva di progettualità e quello che ti dà per perennemente squattrinata. Bisognerebbe essere in malafede per sostenere il contrario, anche alla luce dell’ultimo regalo consegnato alla cittadinanza, e cioè l'approvazione del credito che consentirà di realizzare quell’utopia che è la Casa della Cultura. Lodevole esempio che non basta purtroppo per sfatare la terza diceria, quella sulla deleteria litigiosità delle tue genti.

Per Locarno!

Per Locarno!

  • Tratto da "Dago... Per Locarno", Uchronia Editore

Preso atto del molto che s’è fatto, si fa e si sta per fare, sorvolando su una lista dei desideri che mi piacerebbe veder concretizzati nell’immediato e che, grosso modo, ricalca quelle della gran parte di candidati e partiti (da una Piazza Grande più ordinata e accogliente al restauro del Castello visconteo, dalla valorizzazione del “buco” di Piazza Castello all’ampliamento del Parco delle Camelie, da alberature stradali più diffuse e curate a una maggiore attenzione per le fasce più deboli della popolazione) passo alle due vere sfide che, secondo me, vanno vinte.

La prima: il cantone deve finalmente riconoscere che non sei una località di terza categoria, ma l’indiscusso motore di un agglomerato urbano di quasi 70'000 abitanti (che tendono a raddoppiare in estate); degna quindi d’avere un suo ospedale di serie A, degna d’avere almeno una facoltà universitaria, degna di riavere una sua aula di tribunale, degna d’avere un museo d’interesse sovraregionale, degna d’essere collegata alla rete autostradale, degna d’essere direttamente raggiungibile in treno dai più importanti centri del paese. Chiedo pertanto a chi avrà l’onore, più che l’onere, d’essere eletto nei tuoi consessi d’avere la forza e l’autorevolezza per battere i pugni sul tavolo quando si tratterà di rivendicare quanto oggettivamente ti spetta.

La seconda: si lavori affinché chi abita entro i tuoi confini i quali -lo rammento- s’estendono ben oltre quanto percepito comunemente (nel senso che tu non sei solo “i portici”, ma sei composta pure da una bella fetta dell’Oltremaggia che non è Ascona, da Ponte Brolla che non è né Tegna né Avegno, da Bré, da Cardada, da Riazzino che non è né Lavertezzo né Gordola, dalle Gerre che non sono Cugnasco, dalla Monda che non è né Magadino né Cadenazzo) sia cosciente d’appartenere a un’unica entità. Mi piacerebbe, insomma, non più sentire frasi del tipo “Vado fino a Locarno”, pronunciata da un signore salito sul bus al Passetto, o “Ho frequentato le elementari a Solduno e il ginnasio a Locarno”, letta 88 anni dopo la fusione. Passa anche da qui, anzi forse soprattutto da qui, il potere contrattuale che potrai esibire quando chi ti governerà sarà chiamato a pretendere il dovuto dalle istanze superiori.

Daniel Ganahl

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