Ticino e Grigioni

Tassa salute italiana, Ticino e Berna su posizioni diverse

Due perizie legali contrastanti alimentano la controversia sulla questione del blocco dei ristorni dei frontalieri. Giovedì 11 giugno l’incontro con Keller-Sutter

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Tassa o imposta sulla salute?

SEIDISERA 03.06.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA - Alan Crameri - Il Quotidiano - Simone Previatello / M. Ang. 

La Confederazione ha preso nota dei risultati della perizia commissionata dal Canton Ticino in merito alla tassa sulla salute italiana. Alla RSI Berna ha ribadito che una tassa a destinazione vincolata sarebbe conforme agli accordi attuali, in quanto non è un prelievo fiscale generale, come aveva accertato una sua perizia esterna. Alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali la RSI ha chiesto lumi su questa perizia esterna: la risposta è che non è una perizia pubblica, ma ora sappiamo che si tratta del parere dell’ex professore di diritto fiscale all’Università di San Gallo Robert Waldburger. Quindi due professori, due pareri diversi.

Berna aperta al dialogo

Ora la Confederazione è comunque disposta a dialogare con il Ticino, ma anche a chiedere spiegazioni all’Italia (nei tempi più rapidi possibili), considerato che alcuni dettagli di questa tassa sulla salute non sono del tutto chiari neppure a Berna.

Dunque c‘entra il fisco italiano, ma il vero braccio di ferro, al momento, è tra il governo ticinese e la Confederazione. Come valutano questa situazione i deputati ticinesi alle Camere federali? La risposta ovviamente dipende dalla posizione politica.

Storni (PS): “Evitare tensioni”

Il presidente della deputazione ticinese Bruno Storni (PS) giudica inopportuno un eventuale blocco dei ristorni già in questa fase. “Io spero proprio che si vada sulla discussione e si evitino tensioni. È uno strappo che creerebbe solo problemi tra il Ticino e la Confederazione, ma anche con l’Italia”. C’è l’impressione che il governo ticinese chieda una discussione, ma in realtà abbia già deciso cosa fare. “Io spero proprio di no. Spero proprio che il Consiglio di Stato, che ha in mano adesso una perizia, voglia comunque discutere con il Consiglio federale queste due posizioni contrapposte. E poi, immagino dopo deciderà”.

Quadri (Lega): “Ticino ha le carte in regola”

La posizione di Storni, socialista, non è condivisa in tutta la deputazione ticinese. Il leghista Lorenzo Quadri, in prima fila, è pronto allo scontro istituzionale, oggi ancora di più. “Il Consiglio di Stato legittimamente ha le carte in mano per poter decidere un blocco totale o parziale dei ristorni senza venire accusato di non avere gli elementi giuridici in mano per farlo”. Ma perché dalla Lega arriva la critica a questa tassa che, in fondo, disincentiva il frontalierato (che è una battaglia storica del movimento di Via Monte Boglia)? “Io sono favorevole alla tassa sulla salute. L’obiettivo è far sì che questa tassa sulla salute possa servire anche al Ticino per ridurre l’ammontare dei ristorni”, dice Quadri.

Una questione di denaro quindi. E Quadri non nega che la pressione sua e del governo ticinese sul Consiglio federale possa essere utile anche per ottenere concessioni in altri ambiti. “Ma è immaginabile che questo sia anche un mezzo di pressione per ottenere a Berna anche cose che non sono legate in modo così stretto, ma parzialmente sì. Ad esempio. Il tema perequazione comunque è legato anche alla presenza dei frontalieri”, dice Quadri.

Storni pronto a mediare

Bruno Storni invece ritiene controproducente questo approccio, come presidente della deputazione ticinese alle Camere è pronto a tentare di mediare. “Evidentemente noi cerchiamo di capire cosa sta succedendo e cerchiamo un poco di chiarire la situazione per evitare frizioni tra il Consiglio di Stato e la Confederazione”.

La prossima occasione sarà già giovedì 11 giugno, visto che già era in agenda un incontro con Karin Keller-Sutter, proprio la consigliera federale responsabile delle questioni fiscali.

I sindacati: “È un’imposta illegittima”

La tassa sanitaria italiana aveva fatto emergere il malcontento dei sindacati sia svizzeri sia italiani, perché vista come un’ingiustizia nei confronti dei lavoratori. Secondo Andrea Puglia, vice segretario cantonale OCST: “Oggi trova piena conferma quanto il sindacato sostiene da oltre due anni e che già un pool di avvocati italiani ha ribadito in una perizia commissionata dai sindacati stessi: la tassa sulla salute è un’imposta e in quanto tale viola l’accordo internazionale”.

Il delegato per le relazioni esterne della Camera di commercio ticinese, Michele Rossi, è sulla stessa linea: “Soltanto la Svizzera può intervenire sulle imposte”.

La posizione della Confederazione

Interpellata dalla RSI, dal canto suo, la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, ricorda che il contributo sanitario italiano non è stato ancora applicato e precisa che sulla scorta degli accertamenti interni e di una perizia esterna da loro commissionata, è emerso che l’introduzione di un contributo sanitario italiano, a destinazione vincolata, sarebbe conforme con l’attuale Convenzione contro le doppie imposizioni tra la Svizzera e l’Italia. Inoltre un anno fa il Consiglio federale ha affermato che, se impostata come una tassa causale, la tassa sanitaria italiana non rappresenterebbe una violazione. Il Dipartimento federale delle finanze resta in contatto con il Canton Ticino e le autorità italiane, per trovare soluzione a questa questione fiscale bilaterale.

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