Ticino e Grigioni

Tato, l’agente ticinese che infiltrò i narcos

La storia del commissario Fausto Cattaneo, che per anni ha vissuto sotto copertura nelle reti del narcotraffico, al centro di un nuovo documentario con le testimonianze dei suoi ex colleghi dell’antidroga Sam Meale (DEA) e Christian Hochstättler (Vaud)

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Tato

Storie 29.03.2026, 20:40

Di: Storie/Adattamento web: Diem 

Per anni ha dovuto rinunciare alla propria identità. Fausto Cattaneo, soprannominato Tato, è stato un agente infiltrato capace di penetrare le reti del narcotraffico internazionale con identità sempre diverse. Un nuovo documentario di Artur Schmidt ricostruisce la sua storia: “Tato, il prezzo della giustizia”. Il film ripercorre le vicende dell’agente ticinese tramite documenti d’archivio e le testimonianze della moglie Isabel e di due ex colleghi che lo hanno affiancato nelle operazioni sotto copertura: Sam Meale della Drug Enforcement Administration (DEA) e Christian Hochstättler, già capo della brigata antidroga della polizia cantonale vodese.

L’inizio in Ticino

L’avventura di Fausto Cattaneo raccontata nel documentario diffuso domenica sera da Storie inizia in Ticino negli anni Settanta, quando lavora nella squadra antidroga di Locarno. “Ogni anno c’erano decine di morti di giovani diciottenni, ventenni con una siringa in un braccio. Io mi chiedevo: da dove viene l’eroina? Da dove viene la cocaina?”, ricorda nel documentario. La frustrazione di arrestare solo piccoli spacciatori tossicodipendenti lo spinge a voler colpire i vertici.

Le operazioni sotto copertura

L'eroina sequestrata a Bellinzona nel 1987
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Il Ticino in polvere

Edizione straordinaria 19.01.2026, 20:40

  • RSI

Il commissario, per risalire la catena dei traffici, assume nel tempo diverse identità: Pierre Consoli, Franco Ferri e tanti altri. “Mi sono vestito dei panni di avvocato, di finanziere, di consulente e cambiavo anche i nomi”, spiega. Il suo metodo funziona: riesce a infiltrare la mafia turca, i cartelli colombiani e persino l’organizzazione del boliviano Roberto Suarez, il re della cocaina. L’operazione più celebre resta quella che portò al sequestro di 100 chilogrammi di eroina nel 1987 a Bellinzona, condotta con la DEA americana.

L’elogio degli ex colleghi infiltrati

Sam Meale, un ex agente statunitense che ha lavorato con lui, lo descrive come un leader naturale: “Poteva diventare chiunque volesse e tu gli avresti creduto. Fausto aveva tutte le qualità per essere un ottimo agente sotto copertura. Aveva un’ottima reputazione già prima che io arrivassi in Italia”. Giudizio simile esprime anche il vodese Christian Hochstättler: “Viveva per il suo lavoro 24 ore su 24, 365 giorni all’anno… Lo consideravo un artista, un modello al quale mi sono ispirato”.

Il prezzo della doppia vita

Vivere costantemente sotto copertura ha però un costo. “Non puoi andare a parlare con un trafficante e avere presente che sei un commissario di polizia”, spiega davanti alla camera l’ex commissario. “Me lo sono chiesto: chi sono io? Sono un commissario o sono un criminale?”.

La situazione precipita durante l’operazione Mato Grosso in Brasile. Accusato di corruzione e alcolismo, il commissario ticinese viene richiamato in Svizzera. La sua identità viene scoperta dai trafficanti. “I colombiani hanno messo 250’000 dollari sulla mia testa”, rivela.

Due anni di terrore

Seguono anni terribili. “Ho vissuto due anni di terrore, di solitudine, di isolamento totale. Dicevano che io ero diventato un trafficante o un riciclatore di soldi. Quello che mi ha disgustato è che nessuno ha cercato di difendermi”, racconta ammettendo anche di aver pensato di farla finita. Isabel Cattaneo, sua moglie, aggiunge: “Continuava a dormire, si svegliava solo per fare da mangiare a pranzo e dopo tornava a dormire”.

La riabilitazione e l’ultimo capitolo

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Assoluzione per l'ex agente Fausto Cattaneo

Il Quotidiano 22.10.2015, 01:37

Dopo oltre dieci anni di battaglie legali, il Tribunale penale di Bellinzona nel 2015 assolve Tato Cattaneo. “Ha riconosciuto la legalità del mio operato”, sottolinea. Secondo i giudici ha agito al limite della legalità durante le operazioni, ma non ha commesso alcun reato.

Per sopravvivere e proteggersi, nel frattempo, l’ex agente aveva scritto un libro: ““Comment j’ai inflitré les cartels de la drogue””, uscito nel 2001 e poi tradotto in italiano. Il secondo libro al quale aveva cominciato a lavorare, non è mai uscito. Fausto Cattaneo è morto il 12 febbraio 2019 a causa della sclerosi laterale amiotrofica, diagnosticagli poco più di un anno prima. Aveva 75 anni. Sua figlia ha deciso di seguire le sue orme, un segno che il valore per la giustizia che Tato ha incarnato continua a vivere.

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