Ticino e Grigioni

Dal Ticino un aiuto alle donne afghane

La comunità locale ha organizzato un evento pubblico per raccogliere fondi, destinati anche a sostenere scuole clandestine per le ragazze che non hanno il diritto di studiare

  • 58 minuti fa
Istruzione possibile solo fino a 11 anni
02:22

SEIDISERA del 24.05.2026 Il servizio di Romina Lara

RSI Info 24.05.2026, 23:02

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Di: SEIDISERA - Romina Lara / pon 

Aiuto umanitario immediato e istruzione femminile, per sostenere le ragazze afghane che sotto i talebani sono private del fondamentale diritto di studiare. Questi gli scopi dell’evento pubblico di domenica a Breganzona, organizzato per il quinto anno, attraverso il quale la comunità afghana in Ticino ha cercato di raccogliere fondi. Dal 2023 ha avviato dei progetti in loco, come ha ricordato ai microfoni di SEIDISERA della RSI la presidente Jamileh Amini, che è arrivata nel cantone nel 2011. Progetti che ora si vorrebbe poter ampliare in altre province.

Jamileh Amini

Jamileh Amini

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“Purtroppo l’Afghanistan è l’unico paese in cui le ragazze non hanno il diritto di studiare dopo i 12 anni, e questo dal 2021 con il ritorno di talebani. La situazione è tornata molto dura per loro. Non poter studiare, non avere il diritto di studiare, è una cosa molto, molto grave. L’istruzione non significa solo imparare delle materie scolastiche, ma avere la possibilità di costruire il proprio futuro e avere una voce nella società”, ha spiegato.

Sin dal 2023 l’associazione ticinese si è dunque attivata per garantire l’istruzione alle ragazze afghane. Grazie al suo apporto, due scuole oggi accolgono complessivamente 80 giovani, alcune già maggiorenni. in due diverse località del Paese. A gestirle sono due ex docenti universitari in Afghanistan.

L’ubicazione resta segreta. “Sono luoghi clandestini”, dice Amini, ma “le ragazze ricevono tutti i materiali scolastici e anche le due insegnanti ricevono il loro stipendio mensilmente. Sono mamme e mantengono anche la loro famiglia”. La situazione per loro resta comunque difficile, perché “alcune ragazze hanno dovuto lasciare per motivi familiari, per i matrimoni, nonostante siano ancora minorenni. Altre hanno lasciato l’Afghanistan”.

Spose bambine

Il governo dei talebani ha introdotto un nuovo decreto che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, rischia di legittimare proprio i matrimoni precoci delle bambine. Di cosa si tratta? “Si tratta del decreto numero 18 emanato il 14 maggio dal Ministero della Giustizia, che codifica meccanismi e criteri attraverso i quali le mogli possono chiedere e ottenere un divorzio”, ha spiegato a SEIDISERA Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore esperto di Afghanistan. I punti controversi “sono due: innanzitutto l’articolo 5 secondo il quale una volta raggiunta la pubertà una minorenne può chiedere che sia sciolto il matrimonio combinato da un famigliare”. Cosa non va? Il fatto di codificare le modalità di divorzio per queste ragazze di fatto legittima il matrimonio precedente, come notato anche da organizzazioni per i diritti umani, ha ricordato Battiston. L’altro punto critico è che se la ragazza non contesta la nozze, questo equivale di fatto a un suo assenso. Anche le donne adulte “possono chiedere il divorzio in caso di maltrattamenti, ma il percorso è molto accidentato, tanto che ci devono essere persino il consenso del marito e il sostegno della famiglia”. Per inquadrare la situazione delle donne afghane, ha concluso Battiston, questo decreto andrebbe letto insieme a tutta una serie di altri editti, come quello che vieta alle ragazze sopra gli 11 anni l’accesso all’istruzione. “Per il quinto anno consecutivo le ragazze afghane non hanno diritto alla scuola e all’università e l’ONU ha ricordato come questo rappresenti un consolidamento di una discriminazione sistematica e già in atto”.

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RSI Storie 14.04.2026, 10:00

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