Cinquanta persone fra autisti e pompieri, otto frese trasportate su sei camion, generatori di corrente, pale da neve e viveri: una macchina della solidarietà che si è mossa dal Ticino e in poche ore ha raggiunto, nell'Abruzzo martoriato dalla neve e dal terremoto, prima la patria della ceramica, Castelli, poi Pietracamela e altri villaggi, isolati da metri di neve e senza energia elettrica.
Il convoglio della solidarietà tra Ticino ed Abruzzo nasce in poche ore grazie al tam tam sulla rete. Dieci piccoli imprenditori, dieci amici, che si sono fatti carico di spese di carburante e pedaggi autostradali. “Noi siamo partiti con il cuore in mano. E tutto a nostre spese. Poi ci ha seguito una montagna", ci dice Gio' Palmieri. "Ci chiamavo “gli svizzeri”... quello che è successo in Abruzzo è stato grandioso”, aggiunge. “Ma sia chiaro: io non voglio nessuna pubblicità e non chiamateci eroi”, conclude.
Il primo di tre convogli è partito il 21 all'alba ed è rientrato ieri. Poi ce n’è stato un secondo, un terzo e altri ancora. Tanta la mediatizzazione di questi aiuti, per taluni pure troppa. “Quando si va a fare volontariato - rende attenti Raffaele Dadò, navigato comandante della Protezione civile di Locarno - bisogna essere umili e tenere un profilo basso perché si va ad aiutare delle persone in difficoltà che devono esser rispettare, in tutti sensi. Mediaticamente forse si è un po’ esagerato”. “Sicuramente però - conclude - l’utilità degli aiuti è stata apprezzata”.
Joe Pieracci






