Sta attirando curiosità, nei Grigioni, una contesa che raramente si vede fra due Comuni: c’è quello di Bever che vorrebbe infatti cambiare i propri confini, acquisendo una piccola porzione di Samedan. Ma quest’ultimo ha già dato la sua risposta: non se ne parla.
La controversia concerne la località residenziale di Surpunt, che appartiene a Samedan ma che è anche legata al tessuto urbano di Bever e ai suoi servizi. “In questa zona abbiamo diversi punti in comune”, spiega la sindaca di Bever Selina Nicolay, citando ad esempio “dei bambini che vivono a Samedan ma frequentano la nostra scuola” e anche “un ponte che dobbiamo ristrutturare e che è diviso fra i due Comuni.” Per questo, conclude la sindaca, “abbiamo pensato che, da un punto di vista puramente logistico, sarebbe più semplice se la competenza fosse tutta di Bever”.
Samedan teme però i costi di questo cambiamento, oltre che la perdita di entrate fiscali e di terreni. “Abbiamo esaminato attentamente la richiesta”, afferma il sindaco Peter Niggli. precisando però che “questi confini si sono formati nel corso della storia e non vediamo la necessità di correggerli nell’immediato”. Anche perché “con Bever collaboriamo molto bene, e tutti i problemi possiamo risolverli confrontandoci”. Nicolay si dice quindi “sorpresa, e forse anche un po’ delusa” da questo ‘no’ categorico. “Speravo”, aggiunge, “che ci fosse almeno la possibilità di parlarne”.
Nella discussione non sono stati coinvolti i cittadini che avrebbero potuto cambiare Comune: parliamo di una ventina di abitazioni. E una di esse, oggi, è letteralmente attraversata dalla linea di confine: che in passato si era già mossa. “La nostra casa”, racconta la proprietaria, “era in territorio di Bever. Poi una ventina di anni fa, con una lettera, ci hanno comunicato che da qual momento abitavamo a Samedan, e che avremmo dovuto portare là tutti i nostri documenti”, spiega, precisando che “ci sentiamo sempre abitanti di Bever, ma in realtà non cambia nulla”.
Che il confine non sia logico lo riconosce anche Samedan, che a sud, fra l’altro, ha un’isola che si estende fino alla vetta del Bernina: un territorio che Pontresina non rivendica, almeno per ora. Stranezze che restano, a meno che... ci sia un’aggregazione. “Se ne parla già, e credo che in futuro dovremo creare un unico Comune dell’Alta Engadina. Però ci vorranno decenni”, rileva Peter Niggli. Servirà il consenso di tutti: l’unico modo per cambiare una carta geografica. Almeno in Svizzera.






