Due esponenti della Lega dei Ticinesi, uno a testa per il PLR, il Centro e il Partito socialista: la composizione del Governo ticinese nelle ultime quattro legislature, compresa quella in corso che si conclude nel 2027. Sarà la stessa anche nel prossimo quadriennio? L’annuncio della ricandidatura di Claudio Zali, la cui poltrona è vista come traballante, lancia in un certo senso la campagna con un anno di anticipo sulla scadenza elettorale.
Zali esprime inoltre la sua preferenza per una “lista di soli leghisti”, senza l’UDC, in un’elezione il cui svolgimento ed esito sono legati anche al sistema in vigore. Il Ticino è rimasto l’unico cantone svizzero a scegliere il proprio Governo con il proporzionale. Una scelta che ha radici storiche e basata su motivi oggi (e da anni) rimessi in discussione da più parti.

Claudio Zali si ricandida
Il Quotidiano 24.03.2026, 19:00
Le origini
"L’elezione popolare del Consiglio di Stato con il sistema proporzionale è stata introdotta con la riforma costituzionale del 2 ottobre 1892 e venne praticamente imposta da Berna" dopo "il moto liberale dell’11 settembre 1890 contro il Governo conservatore". Il cambiamento venne poi effettivamente cementato solo nel 1920 (con un Esecutivo a sette membri riportato poi a cinque nel 1922). Per il Gran Consiglio il Ticino era stato invece il primo cantone ad adottare il proporzionale nel 1891. È quanto si ricorda nel rapporto datato 30 dicembre 2004 di un gruppo di lavoro, incaricato un anno e mezzo prima dall'Esecutivo ticinese dell'epoca di studiare l'eventuale introduzione di un sistema di voto maggioritario in Ticino.
Quel rapporto redatto da Guido Corti, Giorgio Battaglioni, Claudio Broggini, Giampiero Gianella, Fabrizio Triulzi e Fabio Pontiggia, oltre che dall'avvocato locarnese Carlo Briccola, era la conseguenza di un'iniziativa parlamentare di Tullio Righinetti e cofirmatari, che già qualche anno prima, nel 1999, aveva chiesto un cambiamento di sistema sia per il Parlamento che per il Governo.
La questione era già stata affrontata inoltre al momento di redigere la nuova Costituzione cantonale approvata dal popolo il 14 dicembre 1997. La riedizione della Carta fondamentale aveva confermato il proporzionale dopo "ampie discussioni". Era poi stata risollevata nel 2015 da una mozione di Fiorenzo Dadò e Alex Farinelli, prima di tornare in un cassetto.
Il Consiglio di Stato ticinese uscito dalle elezioni del 2 aprile: cinque membri di quattro partiti diversi
Oggi come detto solo il Ticino conosce ancora il proporzionale per l'Esecutivo (Zugo l'ha abbandonato nel 2014) mentre per il Legislativo la tendenza è opposta: questo sistema è diffuso praticamente ovunque e nel giugno del 2021 è caduto anche un grande bastione del maggioritario, i Grigioni che più volte avevano rifiutato di cambiare.
Ma in cosa consiste il sistema maggioritario?
Innanzitutto, il termine sistema maggioritario è molto generico, perché esattamente come per il proporzionale ne esistono più varianti (e vari metodi di calcolo per l'attribuzione delle poltrone). L'idea di fondo è quella di portare all'elezione "di candidati che rappresentano la tendenza maggioritaria dell'elettorato". Le combinazioni possibili, semplificando un po', sono quelle che si producono fra sistemi uninominali o plurinominali e a uno o due turni.
L'uninominale prevede una divisione geografica in tanti circondari quanti sono i seggi da attribuire: se a un turno - come per i deputati statunitensi o britannici - chi ottiene il maggior numero di voti vince il circondario ed è eletto, gli altri sono fuori. Teoricamente un partito che vince ogni circondario anche di una sola scheda ogni volta potrebbe occupare tutte le poltrone, un "difetto" che presta il fianco a manipolazioni dei confini delle circoscrizioni per avvantaggiare il partito al potere in quel momento. È "l'ingegneria elettorale" dei conservatori a scapito dei liberali fra il 1881 e il 1889 in Ticino. Il fenomeno, conosciuto in inglese con il termine di "gerrymandering", è ancora una pratica attuale per esempio negli Stati Uniti. Una sovrarappresentazione è comunque una logica conseguenza anche senza "trucchi": alla Camera dei Comuni britannica, i conservatori di Boris Johnson nel 2019 ottennero per esempio il 56% dei seggi con il 42% dei voti. Se i turni sono due, al primo è richiesta la maggioranza assoluta. Al secondo (ballottaggio), per norma precisa o naturale selezione accedono solo i candidati meglio piazzati: è il caso per esempio dell'elezione del presidente francese.
Il plurinominale prevede invece più seggi che circondari. In ognuno di questi ultimi possono quindi essere eletti più candidati. Era il caso per il Gran Consiglio grigionese prima del passaggio al proporzionale nel 2021 ed è un sistema maggioritario plurinominale a due turni anche quello generalmente conosciuto dai Cantoni svizzeri per l'elezione dei loro Governi: per essere eletti al primo turno serve il 50% dei voti. Per le poltrone rimaste, si va al ballottaggio.
Quali sono gli svantaggi e quali i vantaggi?
Schematizzando, il proporzionale è quello che meglio garantisce la rappresentatività: Governi e Parlamenti eletti con questo sistema sono lo specchio quanto più fedele possibile delle posizioni politiche della popolazione. Il rovescio della medaglia può essere rappresentato da una minore governabilità ed efficacia. Può valere negli Esecutivi ma a maggior ragione nei Legislativi, dove il proporzionale in Svizzera è mitigato in diversi cantoni dalla presenza di una soglia di sbarramento: per esempio del 5% dei voti per Zurigo e Vaud, del 7% a Ginevra. Chi non la raggiunge, resta fuori. All’estero c’è l’esempio tedesco, dove la soglia del 5% ha escluso dal Parlamento nelle legislative del 23 febbraio 2025 il Bündnis Sahra Wagenknecht (per appena lo 0,03% dei voti) e i liberali dell’FDP. Questo ha facilitato il compito al leader della CDU Friedrich Merz: meno partiti a “spartirsi la torta”, vuol dire più seggi per quelli entrati in Parlamento e di conseguenza la necessità - in questo caso - di trovare un solo alleato per formare una coalizione, invece di due.
Nell'aula del Gran Consiglio ticinese sono entrati, con le elezioni del 2 aprile, 12 partiti diversi: è un record
Anche questo della soglia di sbarramento è stato un tema di attualità in Ticino, dove un'iniziativa parlamentare presentata da sette esponenti del PLR sul finire della scorsa legislatura chiedeva di introdurre una soglia del 4%. Il 2 aprile 2023 - come si ricorda - dalle urne è uscito il Parlamento ticinese più frammentato di sempre, con 12 formazioni rappresentate fra i 90 deputati. Con gli stessi risultati ma una soglia al 4%, in Gran Consiglio ne sarebbero entrate solo 6 e 6 sarebbero rimaste escluse (8 se consideriamo quelle che non ce l'hanno fatta comunque).
Della questione si era occupata la trasmissione Modem del 25 febbraio 2025, con le prese di posizione di esponenti politici favorevoli e contrari.
Piccoli partiti sulla soglia (di sbarramento)
Modem 25.02.2025, 08:30
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La soglia proposta era poi stata ridotta al 3% in sede commissionale e alla fine l’ultima parola l’ha avuta il Gran Consiglio, che ha bocciato questa opzione nel giugno del 2025, lasciando le cose come stanno.
Maggioritario e soglie di sbarramento favoriscono quindi la governabilità: generalmente meno partiti riescono ad essere rappresentati e ne occorrono meno per formare una maggioranza. Questa, di conseguenza, è di più facile costituzione, più solida e in grado di attuare un programma "con un chiaro indirizzo politico" (come ricordava il più volte citato rapporto) e non frutto di accordi e compromessi. Nel contempo, si favorisce l'alternanza (se un Governo non soddisfa le attese degli elettori) mentre il proporzionale è più incline alla stabilità.
Nei Grigioni UDC forte in Parlamento con il proporzionale, ma fuori dal Governo con il maggioritario
Il maggioritario tende ad essere un antidoto alla proliferazione dei partiti e anzi - nel caso dell’uninominale in particolare - spinge verso il bipolarismo, all’americana, se vogliamo. Sono inoltre favorite le alleanze e sono penalizzate le polarizzazioni, svantaggiati i candidati (o le liste) su posizioni più estreme: la necessità di pescare voti anche fuori dal proprio campo ha per esempio fatto sì che l’UDC sia esclusa da lungo tempo dall’Esecutivo retico, benché alle ultime elezioni cantonali del 2022 - le prime con il proporzionale per il Legislativo - abbia inviato a Coira 25 dei 120 deputati del Gran Consiglio (quarto gruppo più grande, dietro ai 34 deputati del Centro e vicinissimo ai 27 di liberali-radicali e socialisti).
Mario Fehr, anche senza il PS alle spalle, è stato rieletto a Zurigo
Allo stesso tempo, con il maggioritario conta di più la persona e un candidato che gode di un forte consenso trasversale può farcela a entrare in Governo anche senza un partito forte alle spalle, come nel caso di Mario Fehr nel febbraio 2023 a Zurigo: primo classificato e rieletto benché avesse lasciato il PS.
Questo in regola generale, ma come il documento del 2004 sottolineava giustamente, il sistema migliore non lo determina la teoria quanto la pratica: è quello che meglio si adatta alla realtà politica e sociale di un determinato Paese e in una determinata epoca. A fine '800 la situazione ticinese imponeva un abbandono del maggioritario per il Governo. La domanda da porsi è se oggi un suo ritorno risolva le disfunzioni o presunte tali della politica cantonale, come i limiti del consociativismo o la disaffezione per i partiti evidenziata dal crescente uso della scheda senza intestazione.
Il confronto fra elezioni ticinesi e ginevrine del 2 aprile 2023
Un esempio pratico può aiutare a comprendere. Il 2 aprile del 2023 si è votato per le elezioni cantonali non solo in Ticino ma anche a Lucerna e a Ginevra. Confrontando il caso ticinese (con il proporzionale) e quello ginevrino (con il maggioritario plurinominale e due turni) balza all'occhio già il numero di candidati: 49 su 10 liste per 5 seggi in Ticino, 23 - quindi meno della metà - su 13 liste per 7 seggi a Ginevra. A Lucerna i candidati per 5 seggi erano addirittura solo 11, di cui 3 eletti al primo turno. Degli altri 8, 3 non si sono presentati al ballottaggio.
La scheda ginevrina del 2 aprile: sette nomi da votare
Si vota quindi piuttosto il nome, non la lista: per non disperdere voti, ogni formazione ha interesse a proporre tanti nomi quanti può pensare di vederne eletti, non il massimo possibile allo scopo di cumulare le preferenze. Al primo turno a Ginevra nessuno ha raggiunto la maggioranza assoluta e quindi nessuno è stato eletto. Al secondo si sono presentati in 12: i 4 socialisti e verdi, due esponenti di formazioni minori, una personalità forte come l'ex PLR Pierre Maudet e i 5 nomi che i partiti di centro-destra hanno schierato. Si erano alleati per ottenere almeno 4 seggi e quindi garantire una maggioranza borghese come in Parlamento. Dal ballottaggio è uscito un Governo con tre esponenti di sinistra, altrettanti usciti dal campo borghese e il rientrante Maudet.
Come sarebbe andata se....
L'Osservatorio della vita politica regionale all'Università di Losanna aveva esaminato le elezioni ticinesi del 2015 e 2019 alla luce dei modelli in vigore nei cantoni di Ginevra e Vaud da una parte, di Zurigo e dei Grigioni dall'altra. Entrambi maggioritari plurinominali a due turni, ma con modalità di calcolo diverse per la maggioranza assoluta (tenendo conto o meno di schede bianche e nulle).
I cinque del PLR nel 2015: con il maggioritario i seggi avrebbero potuto essere tre... invece di uno
Fermo restando che si tratta di un esercizio sterile, perché se si fosse trattato di un voto al maggioritario partiti e candidati ticinesi avrebbero certamente adottato strategie diverse, con il modello romando non avremmo avuto eletti al primo turno né nel 2015 nel 2019, mentre con quello di Zurigo e Grigioni il Governo sarebbe stato conosciuto già dopo un round... e sarebbe stato ben diverso da quello emerso con il proporzionale. Nel 2015 dentro Michele Bertini e Natalia Ferrara insieme a Claudio Zali, Norman Gobbi e Christian Vitta. Il PLR avrebbe avuto tre seggi e la Lega due, mentre Paolo Beltraminelli e Manuele Bertoli sarebbero rimasti fuori. Nel 2019 il PPD avrebbe recuperato il seggio con Raffaele De Rosa ma ci sarebbe stata comunque una differenza, con Alex Farinelli al posto di Manuele Bertoli. Rispettivamente 10 e 12 candidati avrebbero raggiunto la maggioranza assoluta.
Dove in Svizzera si applica il proporzionale e dove il maggioritario?
Come detto, a livello cantonale il maggioritario è diffuso ovunque per l'elezione dei Governi - con la sola eccezione ticinese - mentre il proporzionale è dominante per i Parlamenti. Per le elezioni federali, la Costituzione svizzera impone il proporzionale nella designazione dei consiglieri nazionali. Il maggioritario si applica solo nei Cantoni che, per la loro taglia ridotta, dispongono di un unico seggio alla Camera bassa. Per quanto riguarda invece il Consiglio degli Stati, la scelta è data ai Cantoni, che hanno quasi tutti optato per il maggioritario, Ticino compreso. La "personalizzazione" tipica di questo sistema ha fatto sì per esempio che si ponesse il problema della sostituzione per alcuni mesi di Marina Carobbio Guscetti, eletta il 2 aprile 2023 nel Governo cantonale. Il Consiglio di Stato ha preferito lasciare il seggio temporaneamente vacante. Il Giura, che conosce il proporzionale, disponeva invece di una subentrante per Elisabeth Baume-Schneider, entrata in Consiglio federale a inizio 2023.
Per saperne di più:
- Verso una riforma elettorale: lo studio di Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni
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