State pianificando un viaggio negli Stati Uniti? E vi state domandando se lo “shutdown” potrebbe influenzare le vostre scelte? La risposta è sì.
Troverete le porte chiuse davanti alla Statua della Libertà, ad esempio, e così in tutti i parchi nazionali e nei musei controllati dallo Stato a meno che dei volontari si organizzino per tenere aperte alcune strutture.
In ottobre i parchi nazionali statunitensi (401 siti) sono visitati da oltre 700'000 persone ogni giorno. Stando a quanto riferito dalle autorità, chi è attualmente in vacanza in queste aree avrà 48 ore di tempo per lasciarle.
Negli aeroporti
E per quanto concerne i voli e i controlli di sicurezza? Sulla carta non cambia nulla. Il personale di sicurezza negli scali, i doganieri, i controllori del traffico aereo sono tutti considerati degli impiegati essenziali. Continueranno dunque a lavorare come in precedenza.
Altre persone attive negli aeroporti con ruoli diversi potranno però essere lasciate a casa. Non è dunque da escludere un certo rallentamento delle operazioni generali di sbarco/imbarco.
Visti e passaporti
Lo “shutdown” non dovrebbe avere conseguenze per chi è in attesa di un visto. I servizi consolari non dipendono infatti dai fondi bloccati, ma sono finanziati da tasse dirette riscosse sulle richieste inoltrate.
Lo stesso discorso vale in generale per chi è in attesa di un passaporto USA. Se però l’ufficio in cui è stata inoltrata la domanda è ospitato in un edificio governativo che deve essere chiuso sono da prevedere dei ritardi.
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La curiosità
Anche i 24 cimiteri militari americani situati fuori dagli Stati Uniti gestiti dall’American Battle Monuments Commission verranno chiusi a seguito dello “shutdown”. Fra questi figura quello di Colleville-sur-Mer, in Normandia, dove sono sepolti i corpi di quasi 10'000 soldati caduti durante il celebre sbarco del giugno 1944.
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