Si apre oggi, martedì 17, il processo ai due giovani accusati di essere coinvolti nei disordini scoppiati alla fine del primo derby stagionale tra HCL e HCAP – il 24 settembre scorso – e di aver aggredito due poliziotti in borghese la stessa sera. Fra i reati di cui dovranno rispondere di fronte alla Corte delle Assise criminali di Lugano, figurano quelli di violenza e minacce contro funzionari, aggressione, incendio doloso, rissa, nonché disobbedienza a decisioni dell’autorità.
Oltre ad aver partecipato agli scontri di fine partita fra tifoserie avversarie, come detto, secondo la tesi accusatoria quella sera la coppia di ultras del Lugano aggredì due poliziotti: l’episodio si sarebbero consumato di fronte ad un locale pubblico, situato nelle vicinanze della Resega; gli agenti, che non erano in tenuta antisommossa, furono in seguito portati al pronto soccorso e dimessi la notte stessa.
Ai due accusati viene anche contestata un’altra aggressione, ancora ai danni di due poliziotti, avvenuta ad inizio dello scorso febbraio a Montagnola, durante il carnevale.
Dalle indagini è inoltre emerso che prima della partita, nella curva dello stadio a Lugano riservato agli ospiti, erano state applicate lamette da barba e sparso sterco sulle balaustre. Anche per questo motivo, l’Hockey Club Lugano aveva deciso di costituirsi parte civile nell’ambito dell’inchiesta. Fu altresì rinvenuto un piccolo arsenale in un capanno situato all’esterno della struttura, composto da mazze da baseball, manganelli, razzi, taglierini e lamette.
L’inchiesta portò anche al fermo di altri giovani contro i quali il Ministero pubblico procederà separatamente.
LudoC.
Procuratore in pista
Fra le misure discusse dalle autorità cantonali per contrastare il tifo violento, si era pensato anche alla presenza fissa di un magistrato durante le partite considerate a rischio. Dopo aver assistito al secondo derby stagionale fra Lugano ed Ambrì, il procuratore pubblico Andrea Pagani aveva tuttavia concluso che in Ticino, a causa di lacune logistiche come la mancanza di spazi per interrogatori e connessioni audiovisive inadeguate, non ci sono le condizioni per operare direttamente negli stadi. Dubbi sulle possibilità di attuare un misura simile erano già stati palesati dal procuratore generale John Noseda durante un’intervista rilasciata ai nostri microfoni.
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Contenuto audio
Le considerazioni di John Noseda al microfono delle Cronache della Svizzera italiana (18.10.2013)
RSI Info 29.10.2013, 11:39
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