Sulla compravendita di Villa Violetta a Castagnola, avvenuta nel 2005, è calato definitivamente il sipario. Almeno per i tre imputati prosciolti: l’acquirente, il notaio e l’avvocato (nonché ex-granconsigliere PPD) Yasar Ravi.
Il procuratore Arturo Garzoni – ci comunica il portavoce del ministero pubblico – ha infatti rinunciato a ricorrere contro la sentenza emessa il 7 febbraio scorso dalla Corte di appello di Locarno, che confermando parzialmente il verdetto di primo grado aveva scagionato i tre e condannato a una pena pecuniaria sia la venditrice, sia il fiduciario coinvolto nella vicenda.
La donna cedette la villa all’imprenditore britannico per nove milioni di franchi. Nell’intento di raggirare l’ex-marito furono allestiti due contratti: uno per la casa (di 6,5 milioni) e l’altro (da 2,5 milioni) per l’inesistente mobilio di lusso. Il parziale pagamento in nero venne però a galla, e la denuncia sporta dall’ex-coniuge diede avvio all’inchiesta.
Lo Stato dovrà ora passare alla cassa. Il notaio riceverà un risarcimento superiore ai 450'000 franchi. A Ravi ne spettano quasi 150'000. Oltre al danno finanziario, ricordiamo che il caso gli costò anche il posto in Gran Consiglio (dove siedeva dal 2003). Nel 2011 il PPD decise infatti di non riproporlo alle elezioni cantonali proprio a seguito del procedimento penale.
Francesco Lepori






