La Lega dei Ticinesi, o perlomeno Lorenzo Quadri esponente di spicco del movimento nonché caporedattore del Mattino, era stato messo al corrente nel 2021 di una querela depositata da una donna contro Claudio Zali. RSI può confermarlo, avendo visionato uno scambio di messaggi di posta elettronica tra la diretta interessata e Lorenzo Quadri, consigliere nazionale e municipale a Lugano, in cui lei gli spiega, con dovizia di particolari, la sua versione dei fatti e gli comunica di aver scritto al Ministero pubblico (che aprirà un incarto per lesioni semplici - in subordine vie di fatto - e minaccia, ndr.). La donna riceverà poi una risposta dello stesso Quadri, che scrive: “I fatti che denunci sono gravi” e che la situazione dovrà essere chiarita con lo stesso Zali.
Fatti che, lo ricordiamo, risalgono a circa cinque anni fa: la donna – finita al centro delle vicende emerse in questi giorni – aveva sporto querela, accusando il direttore del Dipartimento del territorio di lesioni semplici e minaccia.
È il 9 settembre 2021, poche settimane dopo aver contattato la procura per denunciare il consigliere di Stato, quando lei scrive a Quadri. Nella mail esordisce così: “Ciao Lorenzo (…), scrivo a te come questa mattina ho scritto a Norman”, riferendosi a Norman Gobbi. E da lì, come scritto, propone un racconto dettagliato di come, secondo lei, si sono svolti i fatti. Alla sera dello stesso giorno arriva la risposta di Quadri: “Ciao XXX, i fatti che denunci sono gravi. La situazione dovrà essere chiarita anche con il diretto interessato. Al momento altro non posso dire…”, scrive l’esponente leghista dalla sua mail.
Abbiamo tentato più volte di prendere contatto con Quadri, che tuttavia non ha finora risposto alle nostre sollecitazioni.
Gobbi e la segnalazione per presunti comportamenti inadeguati
Il compagno di governo e di partito, il consigliere di Stato Norman Gobbi, ha per parte sua confermato a laRegione di aver ricevuto una segnalazione per “presunti comportamenti inappropriati da parte del collega” e che ricorda come a suo tempo “la questione era stata discussa internamente nella Lega con il diretto interessato.” E aggiunge che Zali aveva escluso la sussistenza di fatti rilevanti spiegando che la vicenda era riconducibile a dinamiche inerenti alla sua sfera privata.
Gobbi sottolinea anche un altro aspetto, ovvero che “non è mai pervenuta alcuna comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria penale competente che facesse ritenere pendenti accertamenti o procedimenti relativi ai fatti richiamati”.
La querela ritirata
La donna, da nostre verifiche, prende contatto con il Ministero pubblico verso fine agosto del 2021, per segnalare fatti avvenuti qualche mese prima: racconta, prima via mail e poi con una lettera scritta a mano quanto avrebbe subito. Zali non prenderà posizione sui fatti, ma si dirà pronto a porgere le sue scuse, “non essendo stata sua intenzione mancarle di rispetto”, leggiamo in una nota all’incarto.
Pochi giorni dopo, nonostante qualche ripensamento scritto, la donna ritira la querela. Così, circa un mese dopo, Pagani emette un decreto di non luogo a procedere.
(Legato al Radiogiornale delle 12:30 del 27.07.2026)





