Sudamerica granaio del mondo

Dalla guerra una spinta per l’export agroalimentare sudamericano

I nuovi granai del mondo

A causa della guerra in Ucraina, Argentina e Brasile si preparano a fornire più mais e grano; ma per farlo, devono trovare nuovi terreni da coltivare - Il reportage

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In Sudamerica gli agricoltori si stanno preparando per far fronte a un aumento della domanda di mais e grano, prodotti di cui Russia e Ucraina insieme detengono il 19% e il 28% del volume delle esportazioni mondiali. La raccolta del mais in Ucraina è a rischio per il conflitto, così come la possibilità di esportare, visto che la navigazione sul mar di Azov e sul mar Nero è bloccata da due mesi. Anche la capacità di esportare della Russia è compromessa dalle sanzioni occidentali.

La guerra ha fatto salire il prezzo internazionale delle materie prime e questo può portare dei vantaggi a produttori di Argentina e Brasile, che si stanno già attrezzando. La domanda cresce; la Spagna ha già fatto un ordine eccezionale di mais e grano a Buenos Aires, in forte difficoltà a causa della guerra anche l’Olanda, la Turchia e l’Egitto, che importa il suo 99% del grano da Kiev. La Conab, l’organo brasiliano che si occupa degli studi sui rifornimenti e stoccaggi di materie prime, prevede un aumento del 29% del volume prodotto di mais per quest’anno, con introiti che potranno arrivare anche a +70%, dato l’aumento dei prezzi internazionali, la svalutazione del dollaro sul real brasiliano e l’incremento di ordini di emergenza a causa della guerra.

Trovare terreni per coltivare mais

L’Argentina è il secondo esportatore mondiale di mais, il Brasile è il terzo, ma per entrambi i paesi non sarà facile riconvertire parte delle coltivazioni per far fronte all’aumento della domanda e dei prezzi. Innanzitutto, c’è un problema di spazi; da anni in Sudamerica si è puntato sulla soia, una materia prima con bassi costi di produzione e che è spinta dall’enorme domanda cinese. Trovare nuovi terreni da coltivare a mais o grano senza intaccare la produzione di soia non è facile. Nello stato brasiliano di San Paolo si sta pensando di ottimizzare le superficie destinate al pascolo degli animali; migliorando la resa di carne per ettaro di terra si potrebbero trovare nuove regioni per seminare mais.

Il costo dei fertilizzanti

L’altro grande problema è legato direttamente alla guerra e riguarda il costo dei fertilizzanti, che oggi sono importati soprattutto dalla Russia, il maggior produttore mondiale. A Buenos Aires non si teme di non trovarli, ma di doverli pagare troppo; il prezzo dell’urea, composto chimico usato per concimi e additivi per l’agricoltura estensiva, è triplicato dall’inizio dell’anno passando da 380 a 1'150 franchi per tonnellata. Incide sui costi anche l’aumento del prezzo del carburante usato per macchine e trattori e del gas usato per i fertilizzanti prodotti in loco. "Anche se esistono oggi prezzi molto alti - fa notare l’analista David Miazzo – potrebbe non essere conveniente produrre mais e granoturco; meglio restare sulla soia, che usa meno fertilizzanti".

Infine, c’è l’incertezza sul futuro. Puntare su un aumento considerevole di mais e soia per la prossima stagione significa pagare oggi “prezzi di guerra” per semenze e additivi per poi, se il conflitto sarà terminato, trovarsi a vendere materie prime con valori tornati al tempo di pace, quindi molto più bassi. Calcoli che oggi stanno facendo molti operatori, toccati da una guerra che colpisce tutti e che mette a rischio anche la sicurezza alimentare del Pianeta, come è stato detto nella recente visita a Buenos Aires del direttore della Fondo Alimentare della Nazioni Unite (FAO), Qu Dongyu. I produttori sudamericani vogliono crescere, anche se nessuno esulta in un contesto globale  critico. “Non mi rende felice esportare di più a causa del conflitto – afferma il coltivatore brasiliano José Donizzetti Paiffer – Avrei preferito che questa domanda crescente arrivasse da paesi la cui popolazione riesce ad alimentarsi di più per un miglioramento generale elle condizioni di vita e non per la scarsezza provocata da una guerra che sta distruggendo un’intera nazione”.

Questo e altri temi sono stati affrontati dalla trasmissione Tempi Moderni (#rsitempimoderni) il magazine economico della RSI in onda ogni domenica alle 21:55 si RSI LA1. La trasmissione è disponibile anche online:

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Emiliano Guanella
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