Le società offshore da 2'000 dollari

Le comprano ormai anche i piccoli imprenditori; mini guida per capire il caso al centro delle cronache mondiali

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Migliaia di aziende e di privati fondano società offshore nei paradisi fiscali. Lo dicono le notizie diffuse ieri da alcuni media, che da diversi mesi stanno indagando sul fenomeno, già denominato “Offshore Leaks”. Per meglio capire modalità e ragioni che spingono così tante persone, fisiche o giuridiche, a utilizzare queste società abbiamo posto alcune domande ad un operatore del settore (che preferisce rimanere anonimo) che conosce bene l’ambiente delle società fiduciarie in Ticino.

Come si fonda una società offshore?

“Al giorno d’oggi comprare queste strutture offshore è facilissimo, lo si può fare anche su internet”. E tutto nella legalità. In sostanza, ci spiega il nostro interlocutore, basterebbe contattare un fiduciario del paradiso fiscale scelto (come ad esempio di Panama, delle Isole Vergini, delle Cayman o delle Samoa), dove la tassazione è molto favorevole, e dire che si intende acquistare una società precostituita, per un costo che può essere anche irrisorio (2'000 dollari, compresi la gestione e l’amministrazione della struttura, che viene svolta nel paese in questione).

Solitamente però, per fare ciò, ci si rivolge ad un avvocato o ad un fiduciario di cui – appunto – ci si fida, che fa da intermediario e che si occupa anche di contattare una banca per chiedere che venga aperto un conto legato a questa società.

L’importanza del conto corrente

“La società in sé, solitamente, è solo un paravento: è il conto corrente che interessa a chi decide di fondare una struttura offshore”. Questo conto non viene aperto in una banca del paese dove c’è la società, ma nei grandi centri finanziari mondiali, come lo è la Svizzera. L’istituto di credito in questione, per aprire tale conto, richiede informazioni dettagliate in merito alla società (scopo, capitale, ecc.) e alla persona che ne è proprietaria (dati, impiego, salario, ecc.).

Da dove vengono i soldi?

Nella maggior parte dei casi, ci risponde il nostro interlocutore, questi fondi vengono alimentati con soldi provenienti da attività lecite. E quindi, solitamente, il motivo per cui una persona crea una società offshore (e il conseguente conto corrente) è per pagare meno tasse, vale a dire quelle del paese che “ospita” la struttura.

Oggi leggi più severe

Negli anni però sono cambiate le leggi che regolamentano la gestione dei conti, che oggi sono decisamente più severe. Ad esempio, con l’entrata in vigore della legge antiriciclaggio, le banche sono obbligate a conoscere la provenienza del denaro. I documenti necessari sono più numerosi, così come i controlli che si fanno sulla persona.

Chi compra società offshore?

Un tempo, ci spiega ancora il nostro interlocutore, erano soprattutto i grandi industriali o i commercianti con tanto capitale che fondavano le società offshore. Oggi le cose sono un po’ cambiate: “tutti possono farlo e quindi anche il piccolo imprenditore ha interesse a ottimizzare le risorse fiscali”. Detto in altre parole, a pagare meno tasse.
Secondo l’esperto, infatti, “le strutture offshore esistono, esistevano ed esisteranno sempre, proprio perché in alcuni paesi le imposte sono davvero troppo elevate”.

SM


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