La regina Elisabetta
La regina Elisabetta (keystone)

"È tempo di passare all'azione"

Il messaggio della regina Elisabetta ai leader mondiali riuniti nella COP26 - Pronto un accordo per fermare la deforestazione

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Non è più "il tempo delle parole, ma il tempo dell'azione" per affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici. Lo afferma la regina Elisabetta, 95 anni,rivolgendosi ai leader della COP26 di Glasgow in un videomessaggio. Costretta dai medici al riposo e a rinunciare a presenziare all'appuntamento scozzese, la sovrana si è mostrata in discreta forma. Ha invitato i leader a "elevarsi oltre la politica spicciola" e dar prova di qualità da "veri statisti" per dare un futuro "più sicuro e stabile" al pianeta. "Nessuno vive per sempre", ha ricordato, ma occorre pensare "ai figli, ai nipoti", alle generazioni che verranno.

"La nostra dipendenza dai combustibili fossili sta spingendo l'umanità sull'orlo del baratro. Siamo di fronte ad una scelta decisiva: o ci fermiamo noi, o verremo fermati. È ora di dire basta. Basta trattare la natura come un gabinetto. Basta bruciare, trivellare e scavare sempre più in profondità. Stiamo scavando le nostre stesse tombe". È stato invece il monito del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Nella tarda serata è giunta la notizia di un accordo che dovrà essere firmato da più di 100 leader mondiali per mettere fine alla deforestazione entro il 2030 e per sostenere finanziariamente una serie di progetti per proteggere e rinvigorire le foreste. Tra i firmatari ci sarebbe anche il Brasile.

Il segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, a Glasgow
Il segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, a Glasgow (keystone)
COP26, 190 leader riuniti a Glasgow

COP26, 190 leader riuniti a Glasgow

TG 12:30 di lunedì 01.11.2021

 

I dirigenti di tutto il mondo sono riuniti per due settimane nella città scozzese per discutere delle azioni urgenti da intraprendere per combattere il riscaldamento globale. Un percorso che si preannuncia in salita, dopo la conclusione del G20 a Roma che non ha portato molti progressi sul fronte degli impegni, se non l'indicazione di 1,5 gradi come limite massimo per il surriscaldamento del clima entro metà secolo. I Paesi del G20 sono responsabili di circa l'80% delle emissioni di anidride carbonica. Nei due vertici di Roma e di Glasgow spicca l'assenza di Cina e Russia: due dei Paesi più inquinanti.

L'appello dei Paesi più a rischio

Mia Mottley, prima ministra di Barbados
Mia Mottley, prima ministra di Barbados (keystone)

Diversi attivisti e dirigenti dei Paesi più poveri, invece, hanno voluto partecipare alla COP26 per portare il loro messaggio. "Le decisioni che prendete qui contribuiranno a determinare se i bambini avranno o meno cibo e acqua", ha dichiarato l'attivista climatica keniota. Limitare il riscaldamento globale a "1,5 gradi è ciò di cui abbiamo bisogno per rimanere in vita: 2 gradi sono una condanna a morte per il popolo di Antigua e Barbuda, delle Maldive, di Dominica e Fiji, per il popolo del Kenya e del Mozambico e per il popolo di Samoa e Barbados. Siamo venuti qui oggi per dire: proviamoci con più forza", ha dichiarato la prima ministra delle Barbados, Mia Mottley.

Le promesse dei Paesi più ricchi

"Gli Stati Uniti daranno l'esempio per dimostrare che non si tratta solo di parole ma di azioni. La nostra strategia prevede emissioni zero entro il 2050", ha dichiarato il presidente americano Joe Biden. "L'umanità ha da esaurito il tempo contro il cambiamento climatico. Manca un minuto a mezzanotte sull'orologio del giorno del giudizio e dobbiamo agire ora", è stata invece l'esortazione del premier britannico, Boris Johnson, in apertura dei lavori.

 

Parmelin: un bambino di oggi vedrà più eventi estremi

"I nostri figli e i nostri concittadini ci guardano e si aspettano da noi un impegno concreto", ha detto il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, intervenendo al vertice. Un bambino in Svizzera oggi vedrà quattro volte più eventi estremi dei suoi nonni e cinque volte più ondate di calore, ha aggiunto, appellandosi affinché i Paesi più inquinanti raggiungano la neutralità del carbonio entro il 2050, come previsto da Berna.

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin con Boris Johnson e Antonio Guterres
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin con Boris Johnson e Antonio Guterres (keystone)

La riunione di due settimane cercherà di trovare una via verso il finanziamento collettivo per il periodo post-2025. La Svizzera darà altri 10 milioni di franchi al Climate Adaptation Fund e circa 7,3 milioni alla Climate and Clean Air Coalition, ha detto Parmelin. I Paesi ricchi sono stati criticati per non aver raggiunto l'obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all'anno di fondi pubblici e privati per sostenere i Paesi in via di sviluppo a partire dal 2020.

agenzie/eb
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