È forse la fine di un’epoca per il mondo del giornalismo negli Stati Uniti. Il Washington Post, il giornale vincitore di 76 premi Pulitzer che, facendo scoppiare lo scandalo Watergate, portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon mezzo secolo fa, ha iniziato mercoledì a licenziare centinaia di reporter. Una figura storica del giornale, in difficoltà da anni, ha denunciato una giornata nera per questo pilastro della stampa americana, oggi di proprietà di Jeff Bezos.
L’emorragia, che colpisce tutti i servizi del quotidiano, arriva sullo sfondo di un riavvicinamento tra il fondatore di Amazon e Donald Trump, un presidente che attacca la stampa tradizionale dal suo ritorno al potere. Il numero esatto di posti soppressi non è stato comunicato. Secondo il New York Times, circa 300 giornalisti su 800 sono stati licenziati.
Questa ristrutturazione, destinata a riformare un giornale “di un’altra epoca”, “include riduzioni sostanziali del personale” e deve “metterne in sicurezza il futuro”, ha spiegato il direttore esecutivo Matt Murray, che riconosce un lavoro “difficile, ma essenziale”. Una gran parte dei corrispondenti all’estero, inclusi tutti quelli che coprivano il Medio Oriente, sono stati licenziati, ha dichiarato uno di loro all’AFP. Tra questi, Lizzie Johnson ha detto di essere stata licenziata mentre si trovava in pieno reportage al fronte in Ucraina.
Anche i servizi di sport, libri, podcast, pagine locali e infografica sono particolarmente colpiti, se non quasi totalmente soppressi. “Non si può svuotare una redazione della sua sostanza senza conseguenze sulla sua credibilità, influenza e futuro”, ha denunciato il Post Guild, il sindacato del giornale.
“È uno dei giorni più oscuri della storia” del quotidiano, ha lamentato su Facebook l’ex caporedattore Martin Baron. Denuncia apertamente i “disgustosi sforzi” di Jeff Bezos “per attirarsi i favori” di Donald Trump, vedendovi “un caso che farà scuola” di “autodistruzione quasi istantanea di un marchio”.
Crisi economica
Il Washington Post è in crisi da anni. Durante il primo mandato di Donald Trump, il giornale si era difeso bene grazie alla sua copertura considerata senza concessioni. Dopo la partenza del miliardario repubblicano dalla Casa Bianca, l’interesse dei lettori era diminuito e i risultati avevano iniziato a precipitare. Il giornale ha perso 100 milioni di dollari nel 2024, riferisce il Wall Street Journal.
Nell’autunno di due anni fa, il Washington Post non aveva pubblicato un editoriale a sostegno di Kamala Harris nella campagna presidenziale contro Donald Trump, mentre aveva sostenuto i candidati democratici alle presidenziali del 2008, 2012, 2016 e 2020. Molti vi hanno visto la mano di Jeff Bezos, che tre mesi dopo è apparso in prima fila alla cerimonia d’insediamento di Donald Trump. Secondo la stampa, questa decisione aveva fatto fuggire numerosi abbonati. La riorganizzazione sotto una nuova direzione nel 2024 aveva inoltre indotto diversi collaboratori e lasciare la testata e passare alla concorrenza.
In netto contrasto, il New York Times, grande rivale del Washington Post, ha annunciato mercoledì di aver guadagnato nel 2025 oltre un milione di nuovi abbonati digitali, raggiungendo quasi 13 milioni totali, confermando la sua posizione dominante sul mercato della stampa americana.







