Anche la Svizzera passò il Rubicone

Caso Crypto, l'intervista al giornalista del Washington Post, Greg Miller: "Gli elvetici hanno capito subito fin dall'inizio cosa stava accadendo"

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Greg Miller ha vinto due premi Pulitzer ma, dopo aver letto il rapporto della CIA, sul Washington Post non ha esitato a titolare: per l’Intelligence l’acquisto della Crypto AG è stato “il colpo del secolo”.

Ma che consapevolezza avevano il Governo e i servizi elvetici del ruolo che aveva questa piccola società del Canton Zugo?

“I documenti sono molto accurati su questo aspetto – ci dice Miller gli svizzeri hanno capito fin dall’inizio cosa stava succedendo e si sono premurati che la Svizzera acquistasse le apparecchiature della Crypto, ma quelle sicure, non quelle truccate vendute al resto del mondo”.

Per realizzare l’inchiesta giornalistica che ha portato alla luce la Crypto AG e i suoi legami con la CIA e i servizi segreti germanici, i giornalisti del Washington Post, della ZDF e della SRF hanno sentito diversi ex collaboratori della società produttrice di apparecchi crittografici. Ma pure gli inquirenti svizzeri avevano avuto modo di farlo.

“Le Autorità svizzere – continua il giornalista del Washington Post – avevano condotto un’indagine dopo la lunga carcerazione a Teheran di un venditore della Crypto AG nel 1992. Avevano interrogato diversi dipendenti che li avevano avvertiti di cosa succedeva all’interno della società".

Crypto-gate

Crypto-gate

TG 20 di mercoledì 12.02.2020

Ma dunque in dipendenti erano a conoscenza del doppio ruolo della società?

"I vertici della società sapevano. Il fondatore – Boris Hagelin – sapeva, certo. Aveva venduto lui la ditta alla CIA e al BND (Bundesnachrichtendienst, ndr). Ma poi a lui sono succeduti altri amministratori. E ognuno di loro era a conoscenza. Ogni sei-otto settimane, vi erano degli incontri con ufficiali della CIA a Monaco per avere nuove istruzioni, ottenere nuovi dettagli sugli sviluppi tecnologici delle apparecchiature. Erano complici nell’operazione Rubicone. La maggior parte dei dipendenti era all’oscuro, ma i vertici della società hanno sempre saputo”.

Di quante persone parliamo?

"Tra 10 e 15 persone".

Perché un’azienda svizzera?

“Per una fortunata casualità. Boris Hagelin, il fondatore della Crypto aveva fatto la sua fortuna vendendo sistemi di criptaggio agli americani durante la seconda Guerra Mondiale. Dopo decide di trasferire la società in Svizzera per ragioni fiscali. Per sfuggire al fisco svedese, ma una volta in Svizzera scopre pure che vi sono altri vantaggi. La storia della Confederazione, la sua reputazione, la sua neutralità. Sono le ragioni per cui molti governi si fidano di questa azienda. Nessuno si fiderebbe a comprare simili apparecchiature da una ditta del Texas...”.

Dopo la caduta del muro di Berlino l’intelligence si fa da parte, ma la CIA continua a sfruttare le informazioni raccolte in oltre 100 stati grazie alla Crypto AG, prima che l’evoluzione tecnologica renda le sue apparecchiature vetuste.

"Uno degli aspetti più affascinanti è come finisce questa storia. L’operazione va avanti fino a due anni fa, poi la società viene sciolta, ma continua a fare affari in Svizzera e l’amministratore delegato che per 20 anni ha lavorato con la CIA è sempre lì: ha un solo cliente il Governo elvetico".

La Crypto AG venne acquistata nel 1970 per 25 milioni di dollari. Oggi il budget dell’intelligence americana sfiora i 60 miliardi di dollari. Quante “Crypto AG” possono esserci?

"È una delle grandi domande che sorgono da questa vicenda. Se hanno avuto successo con la Crypto, perché non dovrebbero provare a farlo con altre società? E perché dovrebbero farlo solo gli Stati Uniti? È il sospetto che, ad esempio, molti hanno ora con altre società, come Huawei, la società di telecomunicazioni cinese, o Kaspersky, la società russa di antivirus. Loro negano legami con i loro governi, ma anche Crypto e Stati Uniti hanno negato per quasi 50 anni. E ora sappiamo la verità”.

Massimiliano Herber / TG RSI
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