Elliott Abrams, l’inviato degli Stati Uniti per la crisi in Venezuela (Emiliano Bos, RSI)

Beffa russa con un finto Maurer

Due comici telefonano all’inviato USA per il Venezuela, Abrams, spacciandosi per il presidente elvetico. Tra finzione e propaganda, sfiorato l’incidente diplomatico con la Svizzera

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La burla, la diplomazia, la propaganda, la spregiudicatezza. Ci sono tutti questi ingredienti in una vicenda che potrebbe far sorridere, se non ci fosse di mezzo la tragedia del popolo venezuelano e la profonda crisi istituzionale del paese. Una finta telefonata che parte da Mosca e arriva a Caracas, attraverso Washington. Ma che passa – in qualche modo - anche da Palazzo federale, all’insaputa del presidente della Confederazione e ministro delle finanze, Ueli Maurer.

 

La finta telefonata

Da un capo del filo ci sono Vladimir “Vovan” Kuznetsov e Alexei “Lexus” Stolyarov, comici russi che in passato hanno già ingannato altri politici internazionali, dal governatore della California alla ministra degli esteri della Spagna. Dall’altro c’è Elliott Abrams, l’inviato degli Stati Uniti per la crisi in Venezuela, un personaggio noto per il suo passato e per aver mentito al Congresso di Washington durante la crisi Iran-Contra in Nicaragua negli Anni Ottanta (poi perdonato dal presidente George Bush padre nel 1992).

“Buongiorno sono Ueli Mauer”: così inizia la telefonata che, secondo gli autori, è avvenuta il 19 febbraio scorso. Due le conversazioni postate su Youtube, a dire il vero, per un totale di oltre 20 minuti. La seconda, più breve, è avvenuta all’inizio di marzo.

I soldi di Maduro in Svizzera? "Congelarli"

Il finto Maurer dice al vero diplomatico americano che le autorità svizzere hanno individuato numerosi conti nelle banche elvetiche, riconducibili al regime di Maduro. Soldi apparentemente “puliti”, spiega il finto Consigliere federale, chiedendo al delegato statunitense cosa fare. La risposta di Elliott Abrams è netta: “Congelate tutto”, dichiara l’uomo di Donald Trump. Non solo, ma avverte anche che c’è il rischio di controversie legali per le banche svizzere col futuro Governo di Guaidò. A suo dire potrebbero essere accusate di aver “permesso il furto di capitali” da parte del regime di Maduro.

Burla e propaganda

Ma la voce di Elliott Abrams è vera? È davvero lui a dire alla Svizzera che molti paesi stanno dalla parte degli Stati Uniti e appoggiano Guaidò? La RSI lo ha chiesto al Dipartimento di Stato statunitense. In una mail, un portavoce del ministero degli Esteri di Washington risponde: “Siamo ben consapevoli in generale, e in questo caso siamo a conoscenza, delle strategie della propaganda della Russia”. Nella stessa comunicazione, il Dipartimento di Stato afferma che “la politica degli Stati Uniti non è cambiata: sostiene la democrazia in Venezuela”, riconoscendo che l’Assemblea Nazionale – di cui Juan Guaidò è presidente – è “l’unica parte democraticamente eletta del Governo”.

Dunque nessuna smentita. La voce è quella di Abrams, che per coincidenza Emiliano Bos, corrispondente RSI dagli Stati Uniti, aveva incontrato di persona il giorno precedente durante un suo briefing con i giornalisti stranieri alla sede della stampa estera di Washignton.

Il testo email con la risposta del Dipartimento di Stato USA
Il testo email con la risposta del Dipartimento di Stato USA (RSI)

Le liste e il fondo inesistente

La telefonata tra il finto Maurer e il vero diplomatico statunitense è ampia. Si parla anche di uno scambio di liste di persone e conti bloccati. Abrams promette al finto Ministro delle Finanze svizzero di metterlo in contatto con Carlos Vecchio, una sorta di “ambasciatore” di Guaidò a Washington. Carlos Vecchio – stando alla ricostruzione dei due autori dello scherzo telefonico - contatta via mail il finto Maurer. Non solo, gli chiede addirittura di bloccare un aereo della società petrolifera statale del Venezuela (Pdvsa), appena atterrato a Zurigo. Poi cade in una trappola del finto Maurer: il 25 febbraio scorso dichiara all’agenzia Bloomberg News che ci sono “milioni di dollari” del regime di Maduro gestiti in Svizzera dal fondo “Nurlan Baidilda Ltd”, un nome inventato dai due comici russi.

Poche ore fa Bloomberg News deve ritrattare la notizia, pubblicando una smentita dello stesso Carlos Vecchio, che non è più sicuro dell’esistenza di questi fondi. “Forse quei soldi non ci sono”, è la sua dichiarazione.

La RSI ha chiesto conferme e spiegazioni ai portavoce di Carlos Vecchio, che non ha ancora risposto.

Pragmatismo o spregiudicatezza?

La propaganda da parte della Russia c’è stata senz’altro. La notizia della telefonata-burla a nome del presidente della Confederazione viene subito ripresa dal sito russo (ma anche agenzie di stampa e radio) “Sputniknews”, controllato dal Governo di Mosca. Non solo, l’articolo – che cita la telefonata ma anche lo scambio di messaggi di Elliott Abrams e Carlos Vecchio con il finto Maurer - viene immediatamente tradotto in inglese, francese, spagnolo, tedesco sulle versioni multilingue dello stesso sito.

Carlos Vecchio, sorta di “ambasciatore” di Guaidò a Washington
Carlos Vecchio, sorta di “ambasciatore” di Guaidò a Washington (Emiliano Bos / RSI)

Eppure anche gli americani hanno una loro propaganda. Vogliono far credere di essere pronti a invadere il Venezuela. Quando il finto Maurer manifesta preoccupazione ad Elliott Abrams per una possibile azione militare degli Stati Uniti in Venezuela, il diplomatico USA dice che non accadrà. Ma l’idea di una possibile invasione americana – afferma testualmente - “crea nervosismo negli uomini del regime e nei militari di Caracas. Pensiamo sia utile tenerli nervosi”. Ed è per questo motivo – aggiunge l’inviato di Trump – “che non diciamo in pubblico che non avverrà. Sarebbe un errore strategico”.

Due giorni prima, rispondendo a una domanda della RSI proprio sui piani di un eventuale intervento militare, Abrams aveva detto: “Abbiamo molti piani e ci sono molte azioni più dure che in passato per colpire il sistema economico e i membri del regime. Se necessario, siamo pronti a usarle contro il regime”, ribadendo che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, anche se gli Stati Uniti preferiscono “esercitare una pressione diplomatica ed economica”.

Telefono senza fili

Possibile che il ministero degli Esteri degli Stati Uniti abbia creduto allo scherzo di “Vovan” e “Lexus”? Davvero nessuno al Dipartimento di Stato è in grado di capire se una telefonata arrivi dalla Russia o da Berna? È credibile che non ci sia stata alcuna verifica e che, anzi, il finto Maurer abbia parlato per due volte con il rappresentante speciale americano per il Venezuela? Nella prima chiamata era collegato anche un funzionario dell’ambasciata statunitense di Caracas. Non solo, ma il finto Maurer ha mandato mail, spedito liste di nomi e conti correnti ricevendo vario materiale dagli americani. I due comici russi hanno pubblicato tutto on-line. E annunciano che potrebbero esserci altre rivelazioni. Dove sarà arrivato il loro “telefono senza fili”?

Emiliano Bos

Corrispondente RSI dagli Stati Uniti

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