Una scoperta sensazionale sta riscrivendo la narrazione tradizionale di Galileo Galilei, rivelando un lato meno conosciuto del celebre scienziato. Nelle scorse settimane, un esemplare dell’«Almagesto» di Tolomeo, risalente al 1551, è stato ritrovato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, contenente numerose annotazioni autografe di Galileo. Queste postille, concentrate soprattutto nei primi cinque volumi, risalgono al periodo in cui Galileo era un giovane docente, ben prima delle osservazioni telescopiche che lo avrebbero reso immortale.
L’eccezionale ritrovamento è opera di Ivan Malara, ricercatore dell’Università Statale di Milano, che da anni si dedica allo studio delle edizioni dell’opera tolemaica consultate da Galileo. Malara, intervenuto ad Alphaville, ha spiegato il significato di questa scoperta.
L’«Almagesto»: un incubo matematico e un faro per la scienza
L’«Almagesto» di Tolomeo è un’opera di incredibile complessità, «ricchissima di calcoli matematici e diagrammi geometrici», come la descrive Malara. Il suo obiettivo era utilizzare la matematica dell’epoca per descrivere il funzionamento dell’universo, riducendo il moto irregolare dei pianeti, del Sole e della Luna a modelli geometrici predittivi. Sebbene il sistema geocentrico di Tolomeo fosse errato, la sua opera era fondamentale per scopi pratici come la costruzione di calendari precisi e l’orientamento nella navigazione. «Tutte queste cose sono in realtà conquiste relativamente recenti della scienza e della tecnologia e fino al XVII secolo la tecnologia che consentiva di fare queste e altre cose, come orientarsi nella navigazione, era incorporata in un’opera estremamente complessa come l’Almagesto», ha sottolineato Malara.
Lo sguardo di Galileo
Alphaville 07.01.2026, 11:05
Contenuto audio
Le annotazioni di Galileo, uno sguardo nel laboratorio della mente di un genio
Le annotazioni di Galileo, scritte in latino, sono di straordinario interesse perché «ci mettono nella condizione di vedere un giovane Galileo mentre studia una delle opere più importanti e difficili di tutta la storia della scienza». Prima di questa scoperta, si sapeva che Galileo conosceva l’«Almagesto», ma non quanto a fondo lo avesse studiato. Malara afferma che ora «possiamo dire che Galileo aveva una conoscenza diretta e dettagliata anche delle parti matematiche più difficili dell’Almagesto e dunque si può già dire, con un certo grado di sicurezza, che la sua rivoluzione scientifica nacque da una conoscenza profonda ed estremamente competente della tradizione».
La scoperta, un colpo al cuore per il ricercatore
Ivan Malara ha raccontato il suo percorso di ricerca, iniziato tre anni fa, che lo ha portato a esaminare le prime stampe dell’«Almagesto» esistenti. Dopo aver trovato una copia interessante a Vienna, ha deciso di concentrarsi sulle biblioteche fiorentine, dove ha fatto la scoperta inaspettata. «Quando ho visto queste annotazioni ho avuto subito l’impressione che la scrittura fosse molto simile a quella di Galileo, perché già la conoscevo, e in quel momento mi è venuto quasi un colpo al cuore», ha confessato. La conferma è arrivata in seguito a una perizia paleografica, rendendo ufficiale la sua straordinaria intuizione.
Un salmo tra i calcoli, la curiosità più grande
Tra le annotazioni, la più curiosa è la trascrizione di un salmo, una preghiera. Malara si è interrogato sul perché Galileo, noto per la sua distinzione tra fede e scienza, avesse trascritto una preghiera in un’opera scientifica. La spiegazione risiede forse nel fatto che «per Galileo l’universo fosse espressione della grazia e della potenza divina e dunque studiarlo, come fece Tolomeo, era un modo per comprendere la bontà del Creatore». Si può immaginare un giovane Galileo «appassionato di matematica che, chino sull’Almagesto, con la penna in mano, cerca di saziare la propria curiosità leggendo l’opera di Tolomeo in modo molto, molto attento e a volte anche critico».
Una nuova luce sul passaggio al copernicanesimo
Questa scoperta getta nuova luce sul percorso intellettuale di Galileo e sul suo passaggio al copernicanesimo. Tradizionalmente, si pensava a Galileo come a un pensatore interessato a sovvertire la visione tradizionale. Tuttavia, le annotazioni dimostrano che «Galileo, prima di diventare copernicano e sposare il sistema eliocentrico, studiò a fondo e nei minimi dettagli il sistema astronomico opposto, cioè quello di Tolomeo». L’«Almagesto» fornì a Galileo la «grammatica matematica essenziale per poter comprendere l’opera di Copernico e dunque infine aderire all’eliocentrismo». La sua adesione al copernicanesimo non fu un’improvvisa rivoluzione, ma «nacque da un confronto consapevole e informato, quindi da una profonda conoscenza tecnica dell’astronomia del suo tempo». In altre parole, Galileo «imparò a fare astronomia con Tolomeo, poi usò quegli stessi strumenti matematici per capire e infine per accettare il sistema eliocentrico proposto da Copernico».






