Un carabiniere dei reparti speciali (archivio)
Un carabiniere dei reparti speciali (archivio) (keystone)

Blitz anti-jihad in Italia

Tra gli arrestati anche una coppia di Lecco che voleva partire per la Siria con i figli piccoli

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Le forze dell'ordine italiane hanno arrestato 4 persone (ed emesso un'ordinanza di custodia cautelare per altre due, ancora latitanti),  accusate di terrorismo internazionale. Gli inquirenti hanno dichiarato che, dalle intercettazioni, emerge "un'attenzione particolare alla città di Roma" perché, ritengono gli arrestati, "la città per il Giubileo è sede di pellegrinaggio e qui i pellegrini  trovano la forza di combattere gli islamici".

Il procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, ha dichiarato che dalle zone di guerra siriano-irachene sarebbe arrivata "la richiesta di effettuare attentati sul territorio italiano, un'indicazione non generica ma specifica, che ci risulta da messaggi che abbiamo intercettato".

Tra le persone fermate tra Lecco, Varese e Milano, c'è anche una coppia di presunti estremisti islamici, residenti nella provincia di Lecco, il pugile di kickboxing Abderrahim Moutaharrik e sua moglie, che volevano partire per il jihad nei territori di guerra siro-iracheni, portando con sé i due figli di 2 e 4 anni.

"Caro fratello Abderrahim, ti mando (...) il poema bomba (...) ascolta lo sceicco e colpisci", recita la registrazione mandata via WhatsApp ad Abderrahim Moutaharrik, marocchino con passaporto italiano. Il messaggio incita al martirio e a compiere attentatati nei Paesi in cui il destinatario si trova, quindi l'Italia.

Destinatario della misura restrittiva, emessa dal gip di Milano, anche un marocchino di 23 anni, Abderrahmane Khachia, residente in provincia di Varese: il giovane, (fratello di Oussama Khachia, un foreign fighter espulso dall'Italia nel gennaio 2015 ed ucciso in Siria), si sarebbe dovuto unire alla coppia.

Le tre persone arrestate erano in contatto con altri due coniugi già residenti in provincia di Lecco, il marocchino Mohamed Koraichi e sua moglie, partiti nel 2008 con tre figli piccoli verso la regione siro-irachena nel febbraio 2015, anch'essi raggiunti dal provvedimento cautelare così come una loro parente, che si è adoperata per mettere in contatto questi ultimi con gli aspiranti combattenti.

Tra gli atti dell'inchiesta è stata acquisita anche una foto con quattro bambini che indossano una tuta e con l'indice di una mano rivolto al cielo in atteggiamento che simboleggia l'esaltazione del martirio. I bimbi sono i tre figli della coppia di Lecco, che ora risulta essere nel Califfato. Il quarto è il figlio di Oussama Khachia, l'operaio 30enne che sarebbe, appunto, morto in Siria, dopo essersi unito all'autoproclamato Stato Islamico.

ANSA/M.Ang.

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