Quello che rimane di una chiesa, nel riquadro Fiorello Primi
Quello che rimane di una chiesa, nel riquadro Fiorello Primi (ansa)

"Ci vorrebbe un piano Marshall"

Parla il presidente dei Borghi più belli d'Italia - Nella zona colpita dal sisma tanti piccoli gioielli architettonici. In totale 239 i beni culturali danneggiati

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"Vedere quelle immagini di distruzione strappa il cuore": reagisce così Fiorello Primi, presidente del club dei borghi più belli d’Italia dopo il terremoto che ha devastato l'Italia centrale, nella notte fra martedì e mercoledì. Le località colpite sono alcune delle più caratteristiche della zona e Amatrice è proprio uno dei 260 borghi più belli d’Italia. "La particolarità di questi nuclei – spiega Primi ai nostri microfoni – è di avere delle cose uniche che esistono solo lì, create nel corso dei secoli e dalle popolazioni del posto, che le hanno curate e conservate. Poi arriva una scossa di terremoto così violenta che distrugge millenni di storia. E’ una tragedia umana culturale e sociale". Luoghi come Amatrice non possiedono edifici storici imponenti o cattedrali affrescate, ma piccole perle sparse su tutto il loro territorio. Sono 293 i beni culturali danneggiati in tutta la zona, una cinquantina in modo grave.

"Per conservare ci vogliono grossi investimenti"

Bellezza in questa caso fa rima anche con fragilità. Come fare a conservare e proteggere un tale patrimonio, in una zona a rischio come gli Appennini? "Ci vorrebbe un piano Marshall", risponde Primi conscio dell’enormità delle sue parole. "Conservare in sicurezza è possibile- ci spiega – ma ci vogliono grandi investimenti. In Umbria o all’Aquila sono stati fatti degli interventi ma sono costosissimi. E’ complicato certo ma non impossibile".

"I borghi sono stati distrutti, ma poi ricostruiti"

I borghi più belli d’Italia sono premiati per la bellezza architettonica e paesaggistica, manche perché rappresentano uno stile di vita "slow" e un grande senso di identità e comunità. Ora c’è molta preoccupazione da parte delle autorità locali. C’è chi teme che la popolazione e i turisti abbandonino questa zona. Ma i Primi è convinto che non succederà. "Purtroppo noi in Italia abbiamo vissuto spesso drammi del genere, ma la popolazione ha sempre dimostrato di voler rimanere là dove sono le sue radici – ci spiega – I borghi sono stati distrutti ma poi ricostruiti. La gente è tornata lì a vivere perché apprezza questo modo di vivere, questi spazi. Non se ne va, nemmeno con la forza".

Veronica Alippi

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