Oltre 800 milioni di franchi per progetti di ricostruzione della striscia di Gaza devastata da due anni e mezzo di invasione israeliana. E’ quanto prevede di mobilizzare l’ultima iniziativa della Commissione europea a cui hanno aderito tredici stati, tra cui la Svizzera, mentre altri potrebbero aggiungersi in futuro.
La priorità degli interventi, in questa fase iniziale, sarà data a progetti che riguardano le prime necessità, come il ristabilimento della rete idrica e fognaria, la rimozione delle macerie e alla ristrutturazione dei servizi sanitari.
L’iniziativa è stata presentata a margine della seconda riunione del “Palestine donor group”, che ha visto radunate a Bruxelles le delegazioni di 65 tra Stati e organizzazioni internazionali, gruppi regionali e istituzioni finanziarie. Era presente per la prima volta anche il Board of Peace, nella persona del suo direttore generale, l’ex diplomatico e ministro bulgaro Nikolai Mladenov. Il board è il controverso organismo di supervisione della tregua a Gaza creato ad hoc dall’amministrazione Trump e che alcuni temono si attribuisca le prerogative delle Nazioni Unite e del loro Consiglio di sicurezza.
Alcune centinaia di milioni di impegni finanziari sono già stati assicurati, afferma Bruxelles: la Commissione europea ha promesso 310 milioni di euro per il biennio 2026-27. A questi si sommano i 41,7 milioni già promessi dagli Stati: Italia, Spagna, Danimarca, Cipro, Irlanda, Grecia, Portogallo, Paesi Bassi, Francia, Svizzera e Belgio.
I soldi verranno versati attraverso il meccanismo “Pegase”, uno strumento creato nel 2008 e che promette “elevati standard di controllo”. La questione della trasparenza dei pagamenti è di primaria importanza, anche per le implicazioni politiche che riveste.
Due anni e mezzo di conflitto - iniziati in risposta all’attacco terroristico di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, che fece circa 1’200 morti e portò alla cattura di oltre 240 ostaggi - hanno costretto allo sfollamento praticamente l’intera popolazione di Gaza (circa due milioni di persone) provocando, secondo le autorità locali, oltre 70’000 morti e centinaia di migliaia di feriti.
Attualmente Israele controlla circa il 70% della striscia. Nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti e proclamata il 10 ottobre scorso, oltre 1’100 persone sono morte in incidenti e violazioni di vario genere, secondo le autorità locali. La fase due dell’accordo (ritiro israeliano e disarmo di Hamas) sembra essersi arenata.
Le Nazioni Unite stimano che per la ricostruzione di Gaza serviranno oltre 70 miliardi.





