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Covid, proteste in Cina

I cittadini cinesi sono stanchi della politica draconiana applicata contro i contagi

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All'alba di domenica sono scoppiate a Shanghai proteste contro i confinamenti imposti dal governo cinese, secondo quanto riferito da testimoni oculari. In Cina cresce la rabbia contro la politica estremamente rigida "zero Covid" praticata dai vertici da ormai quasi tre anni. Un video ampiamente diffuso su internet, che l'AFP ha geolocalizzato in via Wulumuqi nel centro di Shanghai, mostra alcuni manifestanti che gridano "Xi Jinping, dimettiti!" e attaccano anche il Partito Comunista Cinese, una rara dimostrazione di ostilità contro il presidente e il regime nella capitale economica del Paese.

 

Un altro video, inviato all'AFP da un testimone oculare, mostra alcune persone che si riuniscono nel centro di Shanghai per rendere omaggio alle dieci persone uccise in un incendio a Urumqi, nella provincia occidentale dello Xinjiang. Numerosi post sui social media cinesi accusano le misure anti-Covid di aver aggravato la tragedia rallentando l'arrivo dei soccorritori. Secondo altri post sui social media, veglie in memoria delle vittime di Urumqi si sono tenute in diverse università del Paese.

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Manifestazioni censurate dai social cinesi

Una persona che ha partecipato alle proteste a Shanghai ha riferito anonimamente di essere arrivato alla manifestazione intorno alle 2 del mattino. "Un gruppo di persone in lutto deponeva fiori sul marciapiede, un altro gruppo scandiva slogan", ha raccontato il testimone. "Ci sono stati alcuni piccoli tafferugli, ma nel complesso le operazioni di polizia sono state civili", ha proseguito. "Almeno due persone sono state portate via dalla polizia per motivi sconosciuti. Le autorità si sono affrettate a limitare le discussioni online sulla protesta. La frase "Urumqi Road" è stata censurata sulla piattaforma Weibo, simile a Twitter, quasi immediatamente dopo la pubblicazione delle immagini dei raduni.

Crescono le proteste in Cina

Crescono le proteste in Cina

TG 12:30 di domenica 27.11.2022

 

I manifestanti hanno sollevato fogli di carta bianchi - un gesto che è diventato un simbolo di protesta contro la censura in Cina - e fiori bianchi, restando in silenzio a diversi incroci, prima che la polizia arrivasse e li disperdesse, ha raccontato un testimone.

A Pechino scoppia una rivolta studentesca

A Pechino domenica, centinaia di studenti dell'università Tsinghua hanno partecipato  ad una protesta contro le restrizioni anti-Covid imposte dal governo. "Alle 11:30 (4:30 orario svizzero) gli studenti hanno iniziato a mostrare dei cartelli all'ingresso della mensa, poi si sono aggiunte sempre più persone. Ora ci sono dalle 200 alle 300 persone. Abbiamo cantato l'inno nazionale, l'Iternazionale e abbiamo gridato "la libertà prevarrà", ha raccontato uno studente. La protesta è partita da una ragazza che ha iniziato reggendo un foglio di carta bianca (simbolo della censura) ed è stata raggiunta da altre donne.

Su Internet, i video mostrano una folla fuori dalla mensa universitaria, riunita intorno a un giovane che grida: "Questa non è una vita normale, ne abbiamo abbastanza. La nostra vita non era così prima!". Un altro video, apparentemente girato nello stesso luogo, mostra studenti che gridano: "Democrazia e stato di diritto, libertà di espressione", ma è stato rapidamente rimosso dalla Rete. Il testimone ha aggiunto che il vice segretario del Partito Comunista dell'università stava parlando con gli studenti e che molti avevano iniziato ad andarsene, mentre la polizia non era ancora arrivata.

La Cina travolta da numerose proteste

Proteste sporadiche e talvolta violente si sono già verificate in diverse città negli ultimi giorni, tra cui la fabbrica di iPhone più grande del mondo a Zhengzhou, nel centro del Paese, di proprietà del gigante taiwanese Foxconn. Nonostante la disponibilità di diversi vaccini, e in contrasto con il resto del mondo, il Paese asiatico continua a imporre blocchi non appena si manifestano i casi, a mettere in quarantena le persone che risultano positive ai test nei centri e a richiedere test PCR quasi quotidiani per l'accesso ai luoghi pubblici.

Il numero attuale di casi nel paese

Il 26 novembre la Cina ha registrato il quarto record giornaliero di 39'791 nuove infezioni da COVID-19, di cui 3'709 sintomatiche e 36'082 asintomatiche. Lo ha dichiarato domenica la Commissione nazionale per la salute. C'è stato un nuovo decesso, rispetto al giorno precedente, che ha fatto salire il numero totale dei decessi a 5'233. Il 26 novembre, la Cina continentale ha registrato e confermato un totale di 307'802 casi.

ATS/Reuters/Natda
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