OxyContin della Purdue Pharma (Keystone)

Crisi oppioidi: soldi in Svizzera

Non solo i proventi della vendita di questi farmaci in banche elvetiche, ma anche contributi a medici e ospedali svizzeri, Ticino incluso

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È una storia iniziata nel 1996 e che qualcuno vorrebbe fosse finita domenica scorsa, con la richiesta di bancarotta controllata della Purdue Pharma. In questi 23 anni ci sono di mezzo 35 miliardi di dollari di ricavi grazie alle vendite di milioni di pillole di Oxycontin. E oltre 400mila morti per overdose, nella più devastante epidemia di droga della storia americana.

Nelle banche elvetiche e in quelle di altri paesi sarebbe transitato – per essere occultato – almeno 1 miliardo di dollari. Lo sostiene la Procura di New York, secondo cui il tesoretto è stato accantonato da una parte della famiglia Sackler, proprietari dell’azienda farmaceutica fondata negli Anni Cinquanta.

INDENNIZZO RIFIUTATO

Negli Stati Uniti, oltre 2500 azioni legali sono state avviate da parte di contee, città, autorità statali contro i Sackler. In particolare, contro i figli di due dei tre fratelli che fondarono la Purdue Pharma (uno morì prima della commercializzazione dell’Oxycontin).

Pochi giorni fa, sono emersi i contorni del tentativo di un accordo extragiudiziale. I Sackler sarebbero pronti a versare 3 miliardi di dollari di tasca propria, dopo aver avviato la bancarotta controllata della Purdue Pharma. Un’ipotesi già respinta da circa la metà degli Stati che hanno fatto causa. Tra questi il Maryland, come spiega alla RSI l’Attorney General Brian Frosh, l’equivalente del ministro della giustizia statale: “No, non l’accettiamo. Alcuni componenti della famiglia Sackler hanno diretto l’azienda, provocando una massiccia parte del problema di cui soffriamo qui in USA”. Ora vogliono essere scagionati, dice: “Il danno e la devastazione che hanno provocato è così immenso che 3 miliardi di dollari non bastano”.

Brian Frosh
Brian Frosh (https://brianfrosh.com/)

ANALGESICI E MILIARDI

La promessa era semplice: meno pillole per un effetto più lungo. Quando nel 1996 fu immesso sul mercato per la prima volta, l’Oxycontin pretendeva di aprire una nuova frontiera. Questo il messaggio pubblicitario della Purdue Pharma. “Ingannevole”, dice oggi Brian Frosh. E con lui tutti coloro che hanno accusato i Sackler di aver taciuto gli effetti di dipendenza di una pillola che conteneva quantità superiori di oppioidi rispetto ad altri anti-dolorifici, con la garanzia di un rilascio graduale nelle 12 ore successive all’assunzione. Ma questo non avveniva, stando alle migliaia di azioni legali dirette contro la Purdue Pharma. Si sono invece create forme di dipendenze che – insieme alle prescrizioni di medici compiacenti - hanno trascinato un numero imprecisato di pazienti nel baratro di droghe più pesanti. L’Oxycontin – sostiene chi accusa la Purdue Pharma – ha avuto un ruolo centrale nell’epidemia di droga. Che nel 2017 – secondo il “Centers for Disease Control and Prevention” degli Stati Uniti – ha provocato 70.237 morti, inclusi stupefacenti e prescrizioni da oppioidi. Coiè 192 morti al giorno, il doppio rispetto al decennio precedente.

Stando ai dati contenuti nei documenti processuali appena resi noti, la famiglia Sackler ha incassato fino a 8 miliardi di dollari in questi anni. Purdue Pharma – citando dati Drug Enforce Adminsitration, l’agenzia federale anti-droga – sostiene invece di aver occupato soltanto il 3,3% del mercato americano degli analgesici a base di oppioidi tra il 2006 e il 2012. E dunque di non avere un ruolo nell’epidemia.

 

Naloxone Hydrochloride
Naloxone Hydrochloride (Keystone)

DENARO AI MEDICI E OSPEDALI SVIZZERI

I Sackler – stando ai documenti e alle informazioni in circolazione - hanno creato anche altre società farmaceutiche. Tra queste Mundipharma, con sede nel Regno Unito e con numerose succursali, di cui una a Basilea.

Secondo quanto riferito alla RSI da Brian Frosh, una parte della proposta di accordo extragiudiziale della famiglia Sackler è la vendita della Mundipharma, il cui ricavato – spiega il ministro - “servirebbe a raggiungere i 3 miliardi di dollari messi sul piatto dai Sackler per essere scagionati”.

Della succursale svizzera di Mundipharma, si sa che ha erogato denaro sotto forma di donazioni a ospedali, centri di ricerca, medici e associazioni di categorie in tutta la Svizzera, Ticino compreso. Il sito della succursale elvetica di Mundipharma (www.mundipharma.ch) in queste ore sembrerebbe impossibile da raggiungere. Ma fino a lunedì scorso riportava i contributi erogati negli anni dal 2015 al 2018. La RSI ha visionato quei documenti. Il più aggiornato, datato 30 giugno 2019, contiene i nomi di 152 medici di tutta la Svizzera. Una dozzina di questi – stando al sito di Mundipharma – sarebbero attivi tra Lugano, Bellinzona e Locarno.

I contributi del 2018 comprendono non meglio precisate “spese di registrazione” (probabilmente per congressi scientifici), rimborsi per viaggi e alloggi, e alcune consulenze. La lista comprende anche “donazioni” – così definite – a 119 ospedali, istituti universitari, strutture sanitarie in tutta la Svizzera, per un totale di circa 600.000 franchi. Al momento, non è stato possibile verificare se i diretti interessati abbiano in effetti percepito le somme di denaro che Mundipharma afferma di aver speso o erogato a loro nome.

UNA SCIA DI MORTE

Il destino della Purdue Pharma, dei Sackler e probabilmente della Mundipharma è nelle mani di un giudice federale negli Stati Uniti. Dovrà decidere se l’offerta di 3 miliardi di dollari sia sufficiente per bloccare tutte le cause. Anche se una dozzina di Stati – dal Maryland a New York e Massachusetts – hanno già respinto la proposta. Brian Frosh ha avviato un procedimento penale contro 8 componenti della famiglia Sackler, che hanno avuto incarichi diretti nella Purdue Pharma. “Hanno venduto farmaci oppioidi e si sono arricchiti con pubblicità ingannevoli, secondo cui queste medicine non creavano dipendenza. E hanno lasciato dietro di sé una scia di dipendenze e di morte. Devono essere ritenuti responsabili”.

 

Emiliano Bos - corrispondente RSI dagli Stati Uniti
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