È importante che si continui a parlare della situazione a Gaza. Lo ha sottolineato a Prima Ora della RSI il dottor Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency. “Credo che sia anche la punta dell’iceberg di quello che significa nel mondo l’aumento della violenza - ha detto Monti -. La situazione qui peggiora ogni giorno perché sono chiusi i valichi, perché non arrivano gli aiuti, perché la situazione sul campo è devastante, se consideriamo che le strutture sanitarie non funzionano, che l’80% delle persone vive in attendamenti.... E soprattutto da cinque mesi viene raccontata una pace, una tregua, che in realtà non c’è stata, per cui la delusione e la difficoltà delle persone nella quotidianità diventa sempre più grande”.
Come ha cambiato la situazione la guerra contro l’Iran? Sappiamo che Israele ora è concentrato su questo fronte. Voi non avete dunque percepito almeno un poco di sollievo?
“Lo abbiamo sperato. Come dicevo con i miei collaboratori, speriamo che si girino dall’altra parte. Lo hanno in parte fatto ma lo hanno fatto chiudendo la porta. Cioè tutti i valichi sono stati chiusi alle persone e alle cose, per cui non sono usciti i pazienti per le evacuazioni mediche, non ci sono state le rotazioni usuali degli operatori umanitari, non entra materiale di aiuto (quindi non entrano tende, non entrano farmaci). Quindi il sollievo che, nei primi giorni della guerra in Iran, sembrava aiutarci, perché c’erano meno bombardamenti, bombardamenti che non sono mai comunque cessati, purtroppo ha avuto un brutto colpo di coda”.
A Gaza si vive ancora nelle tende, la normalità è ancora molto lontana. Che ne è dei bambini di Gaza? Hanno un accesso anche minimo a una formazione?
“I bambini, che sono la maggioranza della popolazione di Gaza, i minori sono oltre il 50%, hanno difficoltà più grandi degli adulti perché appaiono tranquilli, li si vede giocare per le strade. In realtà studi importanti hanno dimostrato che ci sono disturbi da stress rilevanti nella formazione di questi bambini, di queste persone. Per quanto riguarda le scuole, l’ONU sta cercando di aiutare con UNICEF a creare dei luoghi di educazione, delle scuole. Vengono distribuiti dei kit, vengono create delle aree di educazione, delle piccole scuole... Purtroppo la quotidianità è veramente terribile, anche per i bambini. Negli ultimi studi pubblicati dalle Nazioni Unite un paio di settimane fa, si evince che ancora il 4,5% dei bambini soffre di malnutrizione severa o moderata, che è una malattia. Non è semplicemente una carenza di cibo, quindi la situazione dei bambini è particolarmente grave”.
E questo finché non riapriranno i valichi agli aiuti, continuerà a peggiorare. Sappiamo che da qualche settimana diverse ONG hanno avuto l’ordine di lasciare la Striscia da parte di Israele. Emergency fortunatamente non è tra queste. Per voi è aumentato il carico di lavoro? Sono aumentate le difficoltà a operare sul territorio?
“Fino a questo momento non si sono registrate difficoltà particolari, anche perché quell’ordine è stato sospeso, per cui le organizzazioni come Médecins Sans Frontières, come Oxfam, come Save the Children, continuano a operare. Sono usciti gli operatori internazionali ma in remoto queste organizzazioni continuano ad avere delle missioni aperte, quindi continuano a lavorare. Non sappiamo per quanto andranno avanti. Non sappiamo se questa sospensione sarà duratura. Certamente siamo già in difficoltà così, quindi pensare di ridurre anche la possibilità di aiuto a queste persone diventa davvero difficile”.









