Pensionati greci manifestano ad Atene contro le misure di austerità (keystone)

Grecia, cosa resta da fare

Zsolt Darvas, del think-tank europeo “Bruegel”: "Esiste il rischio di un nuovo shock. Il Governo deve rendere il paese più attraente per gli investitori stranieri"

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Atene ha trascorso nove anni attaccata alla "flebo" dell’Eurozona per non soccombere ai mercati finanziari che la stavano sbranando. Ma non è stato un aiuto gratuito o disinteressato quello che hanno ricevuto i greci. Oggi la Grecia è tornata a crescere, ma resta un'economia fragile. Cosa resta da fare, allora? Tomas Miglierina, corrispondente della RSI a Bruxelles, lo ha chiesto a Zsolt Darvas, del think-tank europeo “Bruegel”, che ha passato anni a studiare la crisi greca.

"Gli investimenti netti, che includono il deprezzamento del capitale – per esempio l’obsolescenza degli alberghi, che devono essere ristrutturati – sono decisamente negativi, il che significa che il capitale sta declinando. Questo non può durare in eterno, gli investimenti devono ritornare, e l’unica possibile fonte che vedo sono gli investimenti esteri, perché il Governo non ha soldi da investire, le imprese locali hanno margini di guadagno molto bassi. L’unica fonte buona è attirare investitori stranieri, il Governo dovrebbe fare tutto il possibile per rendere la Grecia più attraente".

Ci vuole un aiuto dell’UE per questo?

"Quanto meno una linea di credito cautelare - dopo la fine dell’attuale programma di assistenza finanzaria - sarebbe molto utile, perché se la Grecia esce dall’assistenza senza alcun aiuto, il rischio resterà lì: il rischio che questo enorme debito pubblico - oltre il 170% del PIL - in caso di shock negativo li costringa a ritornare in un programma di assistenza".

Cosa significa “cautelare”?

"Cautelare significa che ci si mette d’accordo in quali circostanze e a quali condizioni la Grecia riceverebbe prestiti a buon mercato dall’UE. Questo sarebbe più semplice che chiedere un programma di assistenza completo quando la crisi è già arrivata. Ma la Grecia non riceverebbe niente, a meno che la crescita non cominci a diminuire e gli interessi di mercato ad aumentare".

Una cintura di sicurezza, insomma. Ma riuscirà mai, allora, la Grecia a ritornare un paese normale, economicamente parlando?

"Forse in venti o trent’anni, sì, ma non nel breve periodo. Un paese che ha oltre il 170% di debito pubblico, detenuto per l’80% da creditori ufficiali (partner europei, FMI e BCE) è in un problema serio".

Senza voler minimizzare le responsabilità greche, non pensa che se un sistema ti condanna a dieci anni di assistenza e poi forse ad altri trenta di “libertà vigilata”, c’è qualcosa che non va anche in quel sistema?

"I greci sono i primi responsabili per i problemi di bilancio in cui si sono cacciati: avevano un debito troppo alto, un deficit troppo alto, un settore pubblico estremamente inefficiente, normative estremamente inefficienti, un mercato del lavoro scadente, un ambiente economico molto scadente. La crisi del 2009-2010 è stata quasi interamente la responsabilità dei precedenti Governi greci. In seguito sono stati fatti gravi errori dai primi due programmi di assistenza: si è preteso che il livello del debito greco fosse sostenibile, nel 2010 e 2011, mentre non lo era. I creditori ufficiali, compreso il Fondo Monetario, fecero previsioni molto ottimistiche: dissero per esempio che il PIL greco sarebbe tornato a crescere nel 2013 e avrebbe generato entrate fiscali molto più alte, che avrebbero comportato minori necessità di assistenza. Nel primo programma calibrarono l’intervento su scenari di crescita molto ottimistici, dando meno soldi di quello che sarebbe stato necessario. Invece l’economia greca soffrì più del previsto. Ma siccome non c'erano più soldi disponibili, il Governo greco dovette fare sempre più manovre di bilancio che resero la situazione ancora peggiore e alla fine si rese necessaria una ristrutturazione maggiore del debito, nel 2012".

Qual è la morale di tutto questo, Zsolt Darvas, la lezione da ritenere?

"Primo: quando il debito pubblico è a rischio di diventare insostenibile, non dovremmo pretendere che lo sia. Misure dovrebbero essere prese, per esempio deferire il pagamento dei debiti esistenti, fino a quando non si capisce se il debito è sostenibile o no. E la seconda lezione: fare proiezioni realistiche sugli scenari macroeconomici. Perché se le proiezioni sono troppo ottimistiche questo è controproducente e porta risultati peggiori di quelli che si sarebbero potuti avere".

Le previsioni furono troppo rosee per motivi politici…

"Se le previsioni fossero state più realistiche, si sarebbero dovuti offrire alla Grecia ancora più soldi di quanto si fece. Nel 2010 si mise insieme un programma di assistenza per 30-40 miliardi di euro ma poi si vide che doveva essere molto più alto. Con proiezioni più realistiche si sarebbero stanziati più fondi, ma probabilmente non c’era la volontà di farlo".

Tomas Miglierina

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