Un drone TU-141 delle forze armate ucraine pronto al lancio
Un drone TU-141 delle forze armate ucraine pronto al lancio (Twitter/@noclador)

I droni d'epoca che spaventano Mosca

Vecchi jet senza pilota d'origine sovietica sarebbero l'arma di Kiev per colpire la Russia fino a sfiorare la capitale. Diversi i "residuati" dell'ex URSS schierati dalle due parti

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Da lunedì 5 dicembre le forze armate ucraine hanno iniziato a utilizzare aerei armati senza pilota (UAV) risalenti all’epoca sovietica per colpire basi aeree e altre strutture pure a svariate centinaia di chilometri “dentro” il territorio della Russia.

Nella fattispecie, si tratterebbe di droni TU-141, aggiornati nell’avionica e nell’elettronica e armati con ordigni estremamente efficaci. Prodotti dalla Tupolev, la stessa che costruisce i vari bombardieri strategici che sono stati danneggiati proprio nei bombardamenti ucraini con i TU-141, sono da considerare dei veri e propri “residuati” dello stock di armamenti sovietici rimasti negli hangar e depositi di Kiev negli ultimi trent’anni.

 

Infatti, come gli aerei da combattimento MiG 29 e Sukhoi SU-34 e derivati o i carri armati T-72, questi grossi UAV rientrano nella dotazione standard di cui l’Ucraina dispone da decenni. Progetto risalente agli anni ’70-’80 il TU-141 è comunque un prodotto ancora decisamente valido.

Come ha evocato in dettaglio l’analista militare, ex Navy SEAL e giornalista del New York Times Chuck Pfarrer, questo velivolo nato come drone da ricognizione può percorrere fino a 1'000 chilometri per raggiungere il bersaglio, volando a 1'100 km/h tanto da sfiorare il muro del suono. Mosso da un motore a reazione e dotato dagli ucraini di un aggiornato sistema di guida con GPS, l’aereo senza pilota Tupolev arriva sull’area dell’attacco planando a bassa quota, ma è pure in grado d’innalzarsi fino a 6'000 metri d’altezza, se necessario.

 

Politico, nella sua edizione online giovedì, ha ribadito la tesi dell’impiego da parte di Kiev di questi droni d’epoca evoluti per colpire le basi russe di Engels e Dyagilevo, a centinaia di chilometri dal suo confine, ma anche quella più vicina presso Kursk. Secondo il giornale gli attacchi evidenziano una nuova capacità letale di un Paese che si affida per lo più ad armi occidentali per respingere l'invasione russa.

Intanto in Russia i blogger militari e alcuni propagandisti evocano teorie cospirative legate ai droni kamikaze di Kiev attivi in questi ultimi giorni, al punto che si arriva pure ad affermare che Washington abbia aiutato gli ucraini a modernizzare i TU-141 ex sovietici in modo da trasformarli in missili da crociera guidati da remoto.

 

Del resto, le azioni belliche ucraine, compiute per colpire obiettivi unicamente militari, hanno spaventato le autorità di Mosca, generando vari effetti collaterali come l’indurre il leader russo Vladimir Putin a ordinare una riunione d’urgenza del suo Consiglio di sicurezza o lo spostamento “a macchia di leopardo” dei bombardieri strategici russi, spariti dagli aerodromi colpiti con gli UAV. Il fatto che i droni abbiano volato indisturbati per centinaia di chilometri nei cieli della Russia ha del resto mostrato una lacuna non da poco nella difesa territoriale del Paese.

 

Il media ucraino Euromaidan Press in merito ha approfondito la questione dell’autonomia dimostrata dai velivoli senza pilota ucraini nei loro voli in territorio russo, evidenziando come adesso sia possibile per l’aviazione di Kiev arrivare a colpire persino Mosca, distante circa 500 chilometri dalla frontiera. È infatti sorprendente sapere che una o più unità di un massiccio UAV vecchio di almeno quarant'anni siano riuscite a colpire, in Russia, una delle tre basi aeree considerate meglio sorvegliate.

Va detto che in questo conflitto in atto da 288 giorni non sono solo i droni Tupolev rimodernati a esser stati richiamati in servizio dai belligeranti. Infatti, pure l’esercito russo ha attinto a piene mani da depositi e musei per rifornirsi, come lo mostra l’impiego di carri armati T-62 vecchi di quasi sessant’anni ma piuttosto lacunosi in quanto a blindatura, armamento e, di conseguenza, efficacia sul campo di battaglia.

 

Secondo Chuck Pfarrer Mosca sta pure impiegando su larga scala il missile da crociera e supersonico KH-22, in origine destinato all’attacco contro obiettivi navali. È a sua volta un residuato bellico, per quanto assai efficace, che in Ucraina va a colpire bersagli civili dopo essere stato lanciato dai bombardieri strategici. Ha un’autonomia di circa 600 chilometri ed è guidato da un altimetro radio e un pilota automatico girostabilizzato. Trasporta una tonnellata di esplosivo e in alcune varianti può essere dotato anche di testate nucleari.

Dal canto suo, l'Ucraina non si limita all'impiego dei TU-141 aggiornati. Media nazionali hanno segnalato che il conglomerato industriale statale di Kiev, Ukrobonoprom, ha già sviluppato un aereo armato senza pilota d'ultima generazione, capace di volare per un migliaio di chilometri e dotato di sistemi elettronici all'avanguardia.

Secondo alcuni analisti, sarebbero esemplari di questo inedito UAV a esser stati utilizzati per colpire gli obiettivi in Russia e non i TU-141, ma non vi sono conferme ufficiali in proposito e nessuna loro foto, mentre abbondano su Internet immagini dei vecchi droni Tupolev pronti al decollo o già in volo verso i loro bersagli.

L'Ucraina usa i droni in Russia?

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TG 20 di martedì 06.12.2022

 
Enrico Campioni
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