"Quando ero piccolo non avrei mai pensato di diventare un immigrato" (rsi/AlesS)

Il limbo di Brahim

Vivere in “un centro aperto” per immigrati a Malta; la storia di un giovane ciadiano, scappato dalla Libia e che vorrebbe tornare in Egitto, ma non può

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da Malta, Alessandra Spataro

A quindici minuti di auto dalla Valletta, vicino al porto, si trova il centro aperto di Marsa*. La struttura, un tempo una scuola, accoglie circa 250 immigrati, solo uomini. Arriviamo poco dopo le 11.30. I poliziotti gentilmente, in italiano, ci dicono che non possiamo fotografare l'edificio, ci vuole un permesso speciale, ma che possiamo parlare con gli ospiti.

Posizione di Marsa
Posizione di Marsa (Google Maps)

Brahim ha un cappellino in testa. Ci guarda incuriosito. La mia collega della radio algerina, anche lei a Malta per il convegno sulla Conferenza Permanente dell'Audiovisivo Mediterraneo (COPEAM), richiama la sua attenzione parlandogli in arabo. Lui risponde in francese: Je viens du Tchad. Quest'anno il convegno della COPEAM ha come tema centrale i media e l'immigrazione. Con Linda, venerdì, decidiamo di staccarci un attimo per andare a vedere chi sono le persone che sono riuscite ad attraversare il Mediterraneo per venire in Europa.

Unico scopo, scappare da Tripoli
Unico scopo, scappare da Tripoli (rsi/AlesS)

Brahim non vuole farsi fotografare e nemmeno filmare. Registriamo la sua storia. Ci sediamo su un muretto, poco lontano da una grossa nave arrugginita, tra il parlottio degli altri immigrati che su sedie in legno fanno da spettatori. Ha una ventina d'anni, nato in Chad è cresciuto in Egitto. Nel 2011, prima dello scoppio della guerra, si è spostato in Libia per lavoro, in un'azienda telefonica. Quando sono iniziate le violenze, ci racconta, ha tentato di ritornare in Egitto, ma inutilmente. A Tripoli, gli confiscano i documenti. Il suo unico scopo è scappare, così si imbarca su una nave verso una meta sconosciuta pagando “alla mafia” per se e il fratello, anche lui in fuga, 2'400 euro.

 

 

La sua è la storia di decine di migliaia di persone che hanno deciso di attraversare il mare. “Abbiamo navigato per sette giorni, non avevamo niente, niente cibo. Alcune persone sono morte”, ci spiega abbassando gli occhi, “poi sono venuti a salvarci. (...) Quando ho visto la bandiera (di Malta, nda), pensavo fossimo arrivati in Qatar. Non sapevo dell'esistenza dell'isola”.

"Non voglio rimanere a Malta" (rsi/AlesS)

Brahim si trova a Malta dal 2011. Non è interessato a rimanerci. Non vuole nemmeno stare in Europa. Il suo sogno è tornare in Egitto. Ma per ora non ha i documenti, per questo motivo ha anche fatto un anno di prigione. Si trova in una sorta di limbo, una perenne attesa. “Quando ero piccolo”, ci confessa, “non avrei mai pensato di diventare un immigrato”.

Come passa le sue giornate? “Ogni tanto faccio dei lavoretti, chiacchiero con gli amici del centro aperto. Sopravvivo”, ci dice. “Siamo qui, isolati. Non siamo integrati nella società. Mi hanno detto di avere pazienza. Ma è difficile. Non ho niente e senza niente,... cosa ti resta del presente?”.

 

L'Immigration Act maltese

 

*I centri aperti a Malta accolgono gli immigrati dando loro un luogo dove dormire. In questi centri possono muoversi liberamente. Ogni giorno ricevono all'incirca dodici euro per mangiare. Così ci spiega il poliziotto che incontriamo fuori dalla struttura di Marsa. Hanno garantita l'assistenza sanitaria.

 

 

 

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