Cosa diranno le urne? (Keystone)

Italia, gli obiettivi minimi dei partiti

Voto del 25 settembre: a cosa punta ogni schieramento in questa tornata elettorale? Ve lo spieghiamo

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La vittoria alle elezioni politiche italiane che si svolgono oggi, 25 settembre, spetterà alla coalizione che raccoglierà più voti. Il centrodestra nei sondaggi è nettamente in testa, il centrosinistra tenta una difficile rimonta. Ma c’è una battaglia nella battaglia: ogni partito ha un suo obiettivo minimo da raggiungere per riuscire a dire, la notte del 25, che è stato comunque un buon risultato. Vediamo quindi quali sono gli obiettivi minimi che potranno far dire ai singoli partiti la fatidica frase: "Abbiamo comunque vinto".

 

Fratelli d'Italia

Parola d’ordine: vincere. Meglio…stravincere. È il partito dato per vincente a queste elezioni. Sotto la guida della “ragazza della Garbatella”, Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia è passato dal 4% degli inizi al 25 % che gli attribuiscono oggi i sondaggi (in alcuni casi anche al 29%). C’è riuscita cavalcando i temi identitari cari alla destra (difesa dell’interesse nazionale, della famiglia tradizionale, no all’immigrazione di massa), ma anche grazie all’intelligenza politica che l’ha spinta a non aderire al Governo Draghi preferendo l’opposizione. Giorgia Meloni ha eroso consensi ai suoi alleati, anche al Nord, strappando la bandiera di leader del centro destra a Matteo Salvini. Sia lui sia Berlusconi stentano a riconoscergliela. Per questo motivo, se Giorgia Meloni vuole davvero essere Presidente del Consiglio, Fratelli d’Italia deve imporsi con un grosso distacco rispetto ai suoi alleati. Sarebbe una vittoria ancora più schiacciante se Fratelli d’Italia si affermasse come il primo partito d’Italia. Ciò le consentirebbe di poter dettare con più forza ancora la sua linea, non farsela imporre, ad esempio nella scelta dei ministri. Ma allo stesso tempo Giorgia Meloni deve sperare che la sua crescita non significhi crollo di Lega e Forza Italia. Il rischio è di non raggiungere una maggioranza netta e chiara per governare. Anche perché il rischio è che non si arrivi alla maggioranza necessaria per governare.

Lega

Parola d’ordine: almeno terzo posto. Macchina da voti inarrestabile che ha portato la Lega dal 3% al 32% dei consensi nel 2018, Matteo Salvini oggi ha il motore inceppato e rischia di farsi asfaltare dall’alleata Giorgia Meloni (e non solo). Un declino iniziato nel 2019 quando decide di mettere fine al Governo Lega-5stelle. Da lì via non ne azzecca più una. Militanti ed elettori gli rimproverano una guida incerta, ambigua, non coerente, troppo alla rincorsa dell’alleata-avversaria Giorgia Meloni. Anche quando aderisce al Governo Draghi, dove Salvini gioca al partito di Governo e di opposizione, fino a farlo cadere. Ma i consensi continuano a calare, Fratelli d’Italia sorpassa la Lega anche in alcune zone del Nord. Oggi il Carroccio è dato al 12%. Lì attorno bazzica anche il Movimento Cinque Stelle. Per salvare la faccia e mantenere la guida del partito Matteo Salvini non deve farsi sorpassare dai pentastellati e piazzarsi e attestarsi terzo partito più votato d’Italia. Possibilmente restare primo partito del centro destra nel Nord. Al di sotto di questa soglia, la sua leadership potrebbe essere messa in discussione. Inoltre, la Lega non avrebbe sufficiente forza contrattuale per imporre la sua di agenda, un esempio su tutti: l’autonomia delle regioni suo cavallo di battaglia.

Forza Italia

Parola chiave: Resistere. Tutti lo davano fuori dai giochi, invece Silvio Berlusconi è sceso nuovamente in campo. Per lui è la nona corsa elettorale. Cravatta e vestito blu scuro restano immutati, non così i consensi. Forza Italia oggi è data all’8%, che dice molto della perdita di attrattività del partito. Non ha aiutato l’aver contribuito alla caduta del Governo Draghi. C’è chi accusa il partito di essersi appiattito su posizioni sovraniste e populiste. Per non essere condannato all’irrilevanza politica Forza Italia non deve farsi superare dal Terzo polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda. Ciò consentirebbe al Cavaliere di continuare ad essere il punto di riferimento degli elettori moderati di centro e di porsi ancora come garante dell’ancoraggio all’Europa e all’Alleanza atlantica del prossimo governo.

Il Partito Democratico

Obiettivo primario: diventare primo partito in Italia per numero di consensi. E in questa battaglia è testa a testa con Fratelli d’Italia. Ecco il piano del PD: se davvero la coalizione di centrodestra è in vantaggio e vincerà le elezioni, formando poi un nuovo Governo, il partito di Enrico Letta cercherà di rovinargli la festa affermandosi come primo partito. Se quindi il Governo sarà poi formato dalla coalizione vincitrice di centrodestra, il PD potrà comunque rivendicare di essere il più amato dagli italiani. Con una seconda ipotesi: se la vittoria del centrodestra non sarà travolgente, ovvero con un ampio distacco, allora essere primo partito per il PD sarà fondamentale per essere nel posto giusto in caso l’emergenza economica e sociale causata dalla crisi del gas e dalla guerra on Ucraina riporti in Italia un Governo di larghe intese (ipotesi esclusa da tutti, oggi, ma domani chissà). In sintesi: il PD, anche in caso di sconfitta del centrosinistra, vuole confermarsi perno della stabilità del paese. Non è riuscito a creare una coalizione ampia con altri partiti, in grado quindi di impensierire Meloni-Salvini-Letta, punta quindi tutto sul proprio successo alle urne.

Renzi e Calenda

Sono la vera novità di queste elezioni. Il Terzo Polo, che sembrava una chimera e invece i sondaggi confermano che gode di vita propria. Una formazione formata dall’ex premier Matteo Renzi, e da Carlo Calenda, che di quel Governo era Ministro dello Sviluppo Economico ed ora è segretario del partito Azione. Obiettivo principale è quello di arrivare sani e salvi alla sera del 25 settembre. Se sfiorasse il 10% sarebbe un successo clamoroso, se riuscisse invece solo a superare Forza Italia sarebbe comunque una vittoria onorevole. L’obiettivo è infatti quello di rappresentare il nuovo centro, i moderati italiani, una base di consensi da utilizzare nel caso in cui il Governo di centrodestra avesse delle difficoltà a governare, nel caso ci fossero screzi o rotture tra Meloni, Salvini e Berlusconi. In quel momento questo nuovo polo di centro potrebbe far pesare i suoi voti, garantendo un appoggio all’Esecutivo, cercando in cambio di influenzarne l’agenda politica. C’è poi l’obiettivo massimo, che è anche la vera ragione della nascita della coppia Renzi-Calenda: raccogliere un consenso talmente ampio da rendere concreto il loro sogno, quello di confermare il premier Mario Draghi a capo del Governo. Ma qui c’è un problema: è lo stesso Draghi ad aver detto di non essere disponibile.

Cinquestelle

Primo obiettivo: esistere. Gli ultimi cinque anni per loro sono stati davvero un rocambolesco passaggio dalle stelle alle stalle. Cinque anni fa stupirono tutti con il loro 32%, una clamorosa vittoria che li portò al Governo assieme alla Lega, esprimendo però un loro candidato come premier, Giuseppe Conte. Sono riusciti a realizzare il loro sogno: il reddito di cittadinanza, che pur ha sollevato forti critiche nella sua applicazione pratica. Ma sono stati anche cinque anni estremamente difficili per loro, con divisioni interne e una costante, logorante perdita di consensi. Fino al punto più basso, che li ha resi simili a quei tanti partiti della “vecchia politica” che loro hanno sempre rigettato: il momento della scissione. Luigi Di Maio ex capo politico dei grillini prima di Conte, a giugno ha formato un nuovo partito. Una crisi mai vista tra i grillini, scesi nei sondaggi attorno al 10%. Sembravano vicino all’implosione, e invece nelle ultime settimane sono risaliti nei sondaggi. Il 25 settembre dovranno dimostrare che la loro parabola non è terminata.

 

Anna Valenti e Claudia Bustaffa, corripondenti RSI a Roma
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