AKP, sede in Piazza Taksim. Al centro Erkan Celik
AKP, sede in Piazza Taksim. Al centro Erkan Celik (valenti)

La riforma controversa

Conto alla rovescia in Turchia. Quali i capisaldi della nuova costituzione? Anna Valenti lo ha chiesto a Erkan Celik dell’AKP

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È iniziato il conto alla rovescia in Turchia, dove oggi oltre 50 milioni di elettori si recheranno alle urne per decidere se ci sarà o meno la svolta presidenziale chiesta dal presidente Erdogan. Aperte dalle 7.00 di questa mattina (ora Svizzera), i seggi chiuderanno alle nostre 16.00. Una riforma controversa, tanto all’interno quanto all’esterno del Paese, che ha sollevato molti timori per la possibile svolta autoritaria che imprimerebbe al Paese. Ma quali i capisaldi e i contenuti di questa nuova costituzione? Quesiti che Anna Valenti ha girato a Erkan Celik, membro dello staff organizzativo dell’AKP, il partito creato da Erdogan.

"Vogliamo cambiare il sistema costituzionale perché quello attuale ci impedisce di muoverci con libertà e prendere decisioni in maniera veloce. Noi vogliamo un sistema più flessibile ed efficace. Oggi l’esecutivo è diviso in due cariche, presidente e primo ministro, figura che sparirà: sarà solo uno, il presidente a governare. Consentirà di avere un sistema molto più bilanciato. Il Parlamento continuerà a fare il suo lavoro, proponendo leggi, ma il budget nazionale, sarà di sola competenza del Governo. Dunque come vede la separazione dei poteri esiste ed è equa. Così ora è chiaro cosa deve fare l’uno e cosa l’altro, le cose andranno più facilmente".

Sì, ma il presidente potrà essere a capo di un partito, scegliere le liste dei candidati, plasmare il parlamento a suo piacimento e nominare i ministri; è violata la separazione dei poteri perché può nominare giudici e procuratori locali così come governatori.  Insomma, non si rischia di concentrare troppo potere nelle mani di una sola persona?
"L’accusa dell’uomo unico al potere è solo una teoria inventata dal fronte del "no". In realtà si tratta di un sistema più corretto ed equilibrato. Inoltre, prima non si poteva mettere sotto accusa il presidente e portarlo davanti a una corte in caso di reato. Ora invece dovrà rispondere in un tribunale".

 

Sì ma per farlo occorre l’ok di 400 dei 600 deputati, impresa difficile, soprattutto in un parlamento plasmato a somiglianza del Presidente, non crede? E poi chi controlla la maniera in cui decide di gestire le finanze?
"Il parlamento controllerà il presidente e l’azione del Governo, ci sarà una sorta di commissione dei ministri che lavorerà e i parlamentari avranno il diritto di porre ai ministri tutta una serie di domande scritte sugli aspetti che li preoccupano, alle quali risponderanno entro 15 giorni. Inoltre le commissioni parlamentari possono chiedere di sentire il presidente".

Tuttavia le critiche e i timori non vengono solo dall’interno, ma anche dagli osservatori internazionali che temono una svolta autoritaria…
"Abbiamo un leader che in questi 15 anni ha sempre mantenuto le sue promesse, sta lavorando attivamente, cambiando il destino della Turchia. E i Paesi europei sono gelosi di questo. L’Europa è invidiosa perché sente il potere economico della Turchia. E non vuole questa riforma perché spera di fermare il Paese e Erdogan. E questo grazie anche ai gülenisti che noi abbiamo fermato, ma che in Europa sono riusciti a infiltrarsi dappertutto".

Nella vostra campagna avete puntato sull’economia, ma come la riforma costituzionale potrà portare maggiore ricchezza?
"Il "sì" significa stabilità. Grazie al nuovo sistema le decisioni possono essere prese con facilità, non ci saranno voci controverse e dunque anche l’economia può migliorare. Sarà un voto di fiducia nei confronti di Erdogan, che porterà gli investitori internazionali a tornare in Turchia".

Dunque se il "no" dovesse vincere è il chiaro segnale che Erdogan non gode più della fiducia del popolo turco?
"No, intendevo per l’estero. Se vince il "no", non ci toccherà direttamente comunque. Tuttavia, se succedesse allora forse è tempo di fermarci e prendere tempo per riflettere sugli errori. Forse indiremo nuove elezioni. Se vince il "no" ci sarà comunque un certo dinamismo, perché dovremo pensare cosa fare come prossimo passo".

Anna Valenti

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