Il Governo siriano e le Forze democratiche siriane (SDF, una milizia curda) hanno firmato un accordo di cessate il fuoco su tutti i fronti, secondo quanto reso noto domenica da media locali. L’intesa, si legge ancora, prevede che i curdi cedano a Damasco il controllo sull’integralità delle regioni di Deir Ezzor e Raqqa, ritirandosi a est del fiume Eufrate. Inoltre, dovrebbero consegnare i prigionieri dell’ex Stato islamico ancora nelle loro mani.
Dovrebbero così interrompersi i combattimenti che negli ultimi giorni avevano visto l’esercito avanzare rapidamente, occupando tre aree di Aleppo ed entrando domenica anche nella città di Raqqa, l’ex capitale dell’autoproclamato Stato islamico, militarmente sconfitto nel 2017. All’alba le forze curde si erano “ritirate da tutti i settori sotto il loro controllo” nell’est della provincia di Deir Ezzor, popolata in maggioranza da arabi, compresi due giacimenti petroliferi fra cui il più grande di tutta la Siria.
Di fronte alla sfida di unificare il Paese lacerato dalla guerra civile, il presidente Ahmed al Sharaa che ha rovesciato Bashar al-Assad più di un anno fa, cerca di riprendere il controllo di quelle regioni dove i curdi godevano di una autonomia de facto da oltre dieci anni. All’inviato statunitense Tom Barrack aveva ribadito la sovranità del suo Governo sull’insieme del territorio nazionale.
In un apparente gesto di buona volontà aveva concesso venerdì, tramite decreto, inediti diritti nazionali ai curdi, riconoscendo tra l’altro la loro lingua come ufficiale. Una misura considerata insufficiente dall’amministrazione autonoma curda del nord della Siria. Parallelamente, i negoziati tra il governo centrale e i curdi, che mirano a integrare le loro istituzioni civili e militari all’interno dello Stato in base a un accordo concluso nel marzo 2025, sono in stallo.

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Notiziario 18.01.2026, 11:00
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