Mosca prosegue con la sua
Mosca prosegue con la sua "operazione speciale" (keystone)

L'arma di Vladimir Putin

Per rispondere alle sanzioni occidentali, il presidente russo punta sull'approvvigionamento energetico; l'Ucraina teme l'inverno

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La guerra tra Russia e Ucraina è anche un conflitto tra Russia e Occidente, che si combatte non sul piano militare, ma su quello economico, finanziario, commerciale. Già nel 2014, dopo il cambio di regime a Kiev, considerato a Mosca un colpo di Stato, l’annessione della Crimea, illegittima per la comunità internazionale, e l’inizio della guerra del Donbass, cominciata come operazione antiterrorismo (Ato) del Governo di Kiev per riportare sotto controllo le regioni separatiste di Lugansk e Donetsk, Europa e Stati Uniti hanno adottato sanzioni, diplomatiche ed economiche, contro la Russia. Ciò nonostante, otto anni dopo, il Cremlino ha scelto l’opzione militare in Ucraina e dopo oltre sette mesi di conflitto e una serie di provvedimenti restrittivi con cui l’Occidente ha tentato di isolare la Russia, la strategia del Cremlino nell’ex repubblica sovietica non è cambiata. Anzi, Vladimir Putin ha deciso di rispondere alle sanzioni con l’arma più efficace che ha a disposizione: quella energetica. Per adesso, in attesa di vedere se e quando le misure di Bruxelles e Washington incideranno sulla linea politica della leadership russa, sembra che i problemi maggiori sul breve periodo dovranno essere affrontati in Europa.

Il gas

Una volta c’era la dipendenza simmetrica, ovvero la Russia vendeva il suo gas solo in Europa, dove era comodo comprarlo per questioni di prezzi e di logistica. I vantaggi erano reciproci. La crisi ucraina del 2014 ha accelerato però un processo già in atto dalla fine prima decade degli anni Duemila e cioè quello della diversificazione delle esportazioni da parte della Russia, verso la Cina in particolare, e quella della ricerca di nuove vie e nuovi fonti da parte dei paesi europei. Il post-pandemia inoltre ha avviato la fase del rialzo dei prezzi, legata appunto al grande bisogno di energia, soprattutto asiatico, per far ripartire le economie ferme dal 2020. Quest’anno la questione è esplosa, innestandosi sulla guerra Ucraina. Da un lato i paesi che si potevano affrancare dal gas russo, come la Polonia, che dipende ancora per oltre il 70% dal carbone, non hanno nessun problema a fare a meno delle importazioni da Mosca, per altri, in testa la Germania, è impossibile rinunciare al gas che arriva dall’est senza enormi costi, almeno sul breve periodo. Da un lato l’Unione Europea non è riuscita ad accordarsi per un embargo totale sul gas, evidenziando le divergenze al suo interno, dall’altro la Russia sta usando le riduzioni dei flussi per cercare di ottenere un allentamento delle sanzioni, che comunque andranno prima o poi a toccare l’economia russa, anche se non faranno cambiare linea al Cremlino sulla cosiddetta operazione speciale in Ucraina.

Il petrolio

Per il petrolio il punto non è molto diverso, anche se a Bruxelles è stato trovato un accordo sull’embargo, che partirà però solo a dicembre. Finora, quindi, poco o nulla è cambiato. L’oro nero è di più facile sostituzione, perché è più semplice trasportarlo (rispetto al gas liquefatto liquido che necessita di impianti di rigassificazione e in questo senso non ha necessità strutturali) per cui sia i paesi europei hanno meno difficoltà a rinunciare a quello russo, sia Mosca ha più facilità a trovare nuovi compratori, sempre sulle piazze asiatiche, tra Cina e India. Il discorso sull’eventuale applicazione di un tetto ai prezzi petroliferi è legato più alla propaganda che alla realtà del mercato. Le minacce reciproche tra Occidente e Russia fanno parte della guerra dell’informazione che serve a rinserrare le rispettive parti, nella cornice di un conflitto che sta avendo in ogni caso effetti immediati sui cittadini, russi ed europei in particolare. Se a Mosca sino ad oggi il peso della guerra tra sanzioni e contromisure energetiche si sente poco, nelle capitali europee i cittadini sono già confrontati con il deciso rialzo dei prezzi.

Il nucleare

Chi sta naturalmente peggio sono gli ucraini, che al di là della devastazione del conflitto cominciato a febbraio, dovranno affrontare un inverno problematico dal punto di vista energetico. Soprattutto se la Russia darà un seguito concreto agli annunci fatti in estate di disconnettere la centrale nucleare di Zaporizha dalla rete ucraina e allacciarla a quella russa. Anche in questo caso si tratta dell’arma energetica, che il Cremlino usa in parallelo a quelle su terreno. Il sito nucleare più grande del paese e d’Europa è essenziale per il fabbisogno energetico delle regioni dell’est e del sud ucraino, in parte già occupate dalle forze russe. Un blocco totale della centrale sul lungo periodo è irrealistico, proprio perché andrebbe a coinvolgere anche le aree filorusse, per Kiev il timore più grande è che venga allacciata alla rete russa, lasciando a secco quella ucraina. Uno scenario che vede ancora Vladimir Putin con il coltello dalla parte del manico, almeno per adesso.

Preoccupazione dell'ONU per Zaprizhzhia

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TG 12:30 di mercoledì 07.09.2022

Stefano Grazioli
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