L'attesa del Papa a Qaraqosh

La città distrutta dall'IS che ospitava la più grande comunità cristiana del Iraq si prepara ad accogliere il Pontefice

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Si respira aria di festa a Qaraqosh, cittadina nella piana di Niniveh, a pochi chilometri da Mosul, occupata dallo Stato islamico dal 2014 fino al 2016. Sul palco allestito vicino alla chiesa Immacolata concezione da poco ristrutturata,  un gruppo di giovani sta facendo le ultime prove dello spettacolo che hanno organizzato per Papa Francesco, in viaggio in Iraq dal 5 all’8 marzo. Qui arriverà domani, domenica, come tappa conclusiva di un pellegrinaggio di tre giorni da nord a sud dell’Iraq che lo porterà a incontrare i massimi esponenti politici iracheni e  la guida spirituale sciita Ali al-Sistani. Un viaggio quello di Papa Francesco volto al dialogo interreligioso e alla fratellanza. E non è un caso che che il logo della visita apostolica, tradotto in caldeo, arabo e curdo sia tratto dal versetto di Matteo “Voi siete tutti fratelli”.

 

Questo Papa venuto dalla fine del mondo, pellegrino prima in Egitto poi negli Emirati Arabi, poi in Marocco si è messo in cammino per cercare la pace con gli altri fratelli. Una road map del dialogo interreligioso. Un invito per riscoprirsi fratelli e promuovere la pace, garantendo diritti e libertà religiosa, condannando violenza ed estremismo. Del resto è proprio su questo solco che si colloca l’ultima enciclica “Fratelli Tutti”, un sogno di un’unica umanità, rispettando le culture e le tradizioni diverse. 

 

Lo spiega così suor Youmna Sakarya: “per me questa visita è un messaggio per ricordare a tutti gli iracheni, arabi, curdi, sunniti, sciiti, cristiani, ezidi e shaabak che abbiamo bisogno di guardare uno all’altro e dire che l’altro è un nostro fratello”.

 
Sara Manisera e Arianna Pagani
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