Theresa May pronta a difendere la sua proposta di divorzio dall'UE (Reuters)

"Londra può fermare la Brexit"

Secondo un parere della Corte di giustizia dell'UE, la Gran Bretagna può revocare il divorzio unilateralmente - Al via il dibattito in Parlamento

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I deputati britannici iniziano oggi, martedì, una cinque giorni di dibattito sul divorzio del Regno Unito dall’Unione europea. Lo storico voto finale, che determinerà il futuro del Paese e verosimilmente quello politico della premier Theresa May è previsto per l’11 dicembre.

Sempre martedì è arrivato il pronunciamento dell'avvocato della Corte di giustizia dell'Unione europea, secondo cui

il Regno Unito ha il diritto di ritirare unilateralmente la richiesta di divorzio dall'Unione europea. Il parere fa seguito alla richiesta di alcuni politici scozzesi che hanno chiesto chiarimenti sull'applicazione dell'articolo 50 del Trattato europeo.

"L'avvocato generale propone alla Corte di dichiarare che l'articolo 50 possa autorizzare la revoca unilaterale dell'intenzione di un Paese di ritirarsi dall'Unione", si legge in una nota dell'organismo, in cui si precisa che le proposte dell'avvocato generale non sono vincolanti (anche se quasi sempre seguite). Per la revoca, Londra avrebbe tempo fino al 29 marzo 2019, due anni dopo l'avvio della richiesta di divorzio.

La discussione in Parlamento

L’accordo che deve passare all'esame dei parlamentari, frutto di 17 mesi di difficili negoziati, viene presentato dalla premier May come "il migliore possibile" e quello "che risponde al meglio alle esigenze del popolo britannico”. La premier, come noto, è confrontata con diverse problematiche legate alla separazione da Bruxelles, sia tra le opposizioni che tra i suoi sostenitori e dovrà cercare di far accettare il suo progetto di divorzio consensuale evitando di dover abbandonare Downing Street a causa dei disaccordi provocati dalla sua proposta.

Tuttavia, ancora prima che May possa spiegare in dettaglio il suo piano per l’addio all’UE, i deputati voteranno per decidere se il Governo si sia eventualmente reso colpevole di “oltraggio al Parlamento” rifiutandosi di fornire le spiegazioni richieste dai partiti di opposizione e di pubblicare integralmente il parere giuridico allestito sul documento di divorzio.

ATS/AFP/Swing

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