Massimo Ferrero (keystone)

Massimo Ferrero è in carcere

Accusato di bancarotta e reati fiscali, il produttore cinematografico si è dimesso da presidente della Sampdoria - Crac di 4 società, la figlia avrebbe sottratto 740'000 euro

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Un giro vorticoso di società e relativi fallimenti allo scopo di procurarsi un illecito vantaggio patrimoniale. E' un'inchiesta complessa e dai molteplici risvolti quella condotta dalla Procura della Repubblica italiana di Paola che ha portato all'arresto (per bancarotta e altri reati societari) di Massimo Ferrero, 70 anni, produttore cinematografico ed ormai ex presidente della Sampdoria (il club non è coinvolto nell'indagine ma lui si è subito dimesso dalla carica), personaggio popolare anche per le sue frequenti apparizioni televisive.

La Procura di Paola mantiene uno stretto riserbo sull'arresto di Ferrero, per il quale è stata disposta la detenzione in carcere. "Viperetta", questo il soprannome con il quale è ormai noto Ferrero, é stato arrestato a Milano dalla Guardia di finanza. Oltre a Ferrero sono stati arrestati, per gli stessi reati, la figlia Vanessa, il nipote Giorgio, ed altre tre persone delle quali né la Procura di Paola, né la Guardia di finanza hanno rivelato l'identità.

La figlia dell'ex numero uno della Samp, in particolare, è accusata di avere sottratto oltre 740'000 dalle casse della società per "procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto e recare pregiudizio ai creditori". Dal gennaio del 2011 al dicembre del 2012, si legge nell'ordinanza, "con ripetuti prelevamenti dai conti correnti bancari nella disponibilità della Ellemme Group Srl, sia in contante che a mezzo assegni, distraeva l'importo di 740'520 euro".

Il personaggio Ferrero

Era il 12 giugno 2014. Ferrero, con la società a responsabilità limitata Vici rileva, a titolo gratuito, dalla San Quirico spa di Edoardo Garrone la Sampdoria, accollandosi circa 15 milioni di euro di debiti. L'arrivo improvviso di "er Viperetta" alla Sampdoria, un presidente ex attore e uomo di cinema di non grandi fortune, in più percepito come un guascone, aveva subito messo molti in allerta, e non solo riguardo le sue capacità imprenditoriali. Tristemente note diventarono le sue dichiarazioni. Tra le tante, una volta definì l'inno ufficiale della Sampdoria "una marcetta da cambiare" e la città di Genova "inospitale, 'sto c.... di città". La Sampdoria "una squadra conosciuta tra Recco e Chiavari". L'allora presidente dell'Inter Thohir? "Un flippino che stira le camicie". Zenga? "una pippa come portiere". Senza dimenticare le affermazioni sessiste: "I miei giocatori la porta la devono penetrare come una donna". Oggi l'epilogo di una storia iniziata male.

ATS/M. Ang.
Condividi