Un lavoratore cinese a Maputo, in Mozambico (reuters)

Nella morsa del debito cinese

Molti Paesi emergenti finanziano grandi opere grazie ai fondi cinesi, ma i contratti impongono clausole che assoggettano i debitori a Pechino - Intervista all'economista Christoph Trebesch

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Sono più di 2'000 i contratti di prestito stipulati dalle banche cinesi con i Paesi di tutto il mondo. Miliardi e miliardi di dollari distribuiti dal Laos al Venezuela, dall'Etiopia fino ai Balcani, utilizzati per finanziare porti, strade e raffinerie. Prestiti difficili da quantificare, anche per via delle stringenti clausole di riservatezza.

“Nei contratti abbiamo trovato degli aspetti importanti e credo anche sorprendenti. Uno è l’alto livello di segretezza. I contratti proibiscono ai Paesi debitori di rendere nota qualunque informazione sui termini. E questa clausola di segretezza è sistematica. Dal 2014 in poi, tutti i contratti ce l’hanno. E questo è un problema quando da fuori si vuole valutare la stabilità economica di un Paese e la sostenibilità del suo debito”.

A spiegarlo è l'economista Christoph Trebesch del Kiel Institute for the World Economic che, assieme a un team di ricerca, ha analizzato 100 contratti sottoscritti da Paesi emergenti con istituti cinesi. Un campione piccolo e difficile da reperire, spiega, ma utile per capire quali sono le condizioni che vengono imposte ai debitori.

"Ci sono dei termini che sembrano andare al di là delle semplici garanzie per tutelarsi in caso di mancato pagamento o di fallimento del debitore. Ad esempio, in alcuni contratti ci sono clausole che permettono alle banche cinesi di mettere fine all'accordo in maniera unilaterale e di chiedere al Paese debitore il pagamento immediato di tutta la somma dovuta. Guardando termini come questi si ha l'impressione che la Cina abbia un elevato potere contrattuale", osserva Trebesch.

Il caso del Montenegro

Un esempio è il Montenegro, il cui Governo nel 2014 ha ottenuto un prestito da un miliardo di dollari dalla cinese ExIm Bank per finanziare la costruzione di un'autostrada. L'opera è ancora incompiuta e in caso di default del Paese, le condizioni contrattuali prevedono che la Cina possa rivalersi su porzioni di territorio montenegrino. Dall'altra parte, lunedì la Commissione Europea ha già fatto sapere di non essere disposta a rifinanziare debiti contratti con Pechino.

Un ponte in costruzione dell'autostrada Bar-Boljare in Montenegro, finanziata con fondi cinesi.
Un ponte in costruzione dell'autostrada Bar-Boljare in Montenegro, finanziata con fondi cinesi. (reuters)
 

In molti casi, è proprio la mancanza di alternative a spingere molti Paesi tra le braccia della Cina. E questo fa sì, dice ancora Trebesch, che questi stessi contratti si prestino a interpretazioni diverse. "La Cina entra in Paesi che sono ad alto rischio, entra in progetti di infrastrutture a lungo termine che in futuro potrebbero non trovare più il sostegno politico. Investe là dove altri creditori non vogliono farlo. Quindi alcune di queste clausole di sicurezza sono comprensibili. Dall'altro lato, però, questo dà alla Cina un ampio margine di manovra sulla politica interna ed estera di un Paese", conclude.

Elena Boromeo
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