Proteste in Iran, nella città di Qamishli controllata dai curdi (Reuters)

Non si ferma la repressione in Iran

Le proteste per Mahsa Amini non si placano, così come l'azione della polizia: 76 manifestanti uccisi e 1'200 arresti

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La repressione violenta della polizia non ferma la protesta delle donne iraniane, che si sta trasformando in una sfida sempre più radicale al regime degli ayatollah e innalza il livello di tensione tra Teheran e molti Paesi occidentali.

Alla decima notte di disordini, dopo la morte in una caserma della 22enne curda Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale perché indossava il velo in maniera inappropriata, gli arresti sono arrivati a 1'200 e i manifestanti uccisi sono 76, secondo il gruppo basato a Oslo Iran Human Rights.

Fermati anche 18 giornalisti, ha denunciato l'organizzazione americana indipendente Committee to Protect Journalists (Cpj) e Reporter senza Frontiere. Tra gli arrestati, Nilufar Hamedi, che ha visitato l'ospedale dove Mahsa Amini era in coma e ha contribuito ad allertare l'opinione pubblica mondiale sulla sua sorte, e la fotoreporter Yalda Moaiery, resa famosa da una foto iconica delle proteste del novembre 2019.

"Donne, vita, libertà" ha scandito anche la notte scorsa la folla nelle piazze e nelle strade mentre le donne sventolavano i loro hijab e li bruciavano in falò improvvisati sotto il naso della polizia in assetto antisommossa che ha sparato proiettili di gomma e proiettili veri, usato i manganelli e scatenato i cannoni ad acqua. Le proteste, le più violente degli ultimi tre anni, sono cresciute di intensità dopo l'uccisione, domenica, di Hadith Najafi, la 'ragazza con la coda'.

Ma le autorità iraniane non allentano la morsa della repressione e moltiplicano gli attacchi contro i Paesi occidentali accusati di fomentare la rivolta. "I rivoltosi dovrebbero sapere che la sicurezza del nostro Paese è la nostra linea rossa e la polizia la salvaguarderà, con tutti i mezzi" ha detto il capo della polizia Hossein Ashtari.

 

 

 

Ats/Spi
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