Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan (keystone)

Ondata di arresti in Turchia

Emessi mandati per 766 persone, accusate del controverso tentativo di golpe del 2016. Intanto il filantropo Kavala rischia l'ergastolo

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La repressione ordinata dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, non accenna a placarsi. Lunedì sono stati emessi 766 mandati d'arresto, questa volta nei confronti di persone accusate di essere affiliate alla rete di Fethullah Gulen e di aver orchestrato il controverso tentativo di golpe del 15 luglio 2016.

Blitz per cercare di arrestare i sospetti sono in corso in 67 province. Altri raid vengono condotti in tutto il paese, da Smirne sulla costa egea ad Adana su quella mediterranea. Tra i ricercati ci sono anche decine di militari tuttora in servizio.

Dal fallito putsch, decine di migliaia di persone sono state arrestate e oltre 140'000 licenziate o sospese dalle pubbliche amministrazioni nelle più grandi purghe della storia contemporanea della Turchia.

Intanto rischia l'ergastolo il noto imprenditore e filantropo turco Osman Kavala, in detenzione preventiva da oltre due anni con l'accusa di aver tentato di rovesciare il Governo di Erdogan finanziando le proteste di Gezi Park del 2013. L'accusa intende chiedere l'ergastolo anche per altri due dei 16 imputati complessivi tra accademici, giornalisti, artisti e imprenditori, mentre sei di loro rischiano pene tra 15 e 20 anni.

La liberazione di Kavala era stata sollecitata anche dalla Corte europea dei diritti umani. Erdogan lo ha più volte attaccato personalmente, sostenendo che avrebbe legami con il "noto ebreo ungherese George Soros".

ATS/M. Ang.
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