Il sito del teatro romano di Palmira. Ad una quindicina di chilometri, imperversano i combattimenti
Il sito del teatro romano di Palmira. Ad una quindicina di chilometri, imperversano i combattimenti (rsi)

Palmira, l'anima di un paese

Settima tappa: i nostri inviati nell'antica città finita al centro della furia fondamentalista dell'IS

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E' stata un crocevia tra oriente e occidente, la perla del deserto, l'oasi dalla bellezza mozzafiato tra l'Eufrate e il Mediterraneo. Transito di avorio, ebano, spezie, stoffe, marmo, ceramiche, tra mondo romano, persiano, indiano, cinese. Fondata secondo la Bibbia da re Salomone, in realtà di origine assira o ittita, Palmira per la sua specificità culturale, per la sua connotazione pagana, è diventata bersaglio della furia fondamentalista. Quando arriviamo in fine mattinata, le ferite nel sito archeologico appaiono impressionanti. Eppure la bellezza della città delle palme (qui la chiamano Tadmor, termine di origine aramaica) ha resistito alla barbarie. Distrutto il tempio di Baal, il Tetrapilon, il grandioso arco di trionfo che domina la colonnata. In tutto circa il 40% del patrimonio archeologico porta le stigmate dell'Isis. L'emozione è grande, perché lo spettacolo è comunque grandioso. La pace e il silenzio profondo della mattina sono presto interrotti dal crepitio di armi semiautomatiche e dai boati di esplosioni. Si combatte ancora ammette un generale, prima di rassicurarci " ma a una quindicina di chilometri da qui".

 

 

Visitiamo la città semidistrutta e deserta, i militari ci fanno entrare in una cantina buia: per terra sacchi a pelo, casseruole, barbe tagliate per facilitare la fuga, corani, opuscoli, fogli di propaganda. E' la stamperia dell'IS. "Ritorneremo perché Dio lo vuole" si può leggere su un volantino.

L'ingresso di una cantina adibita a stamperia per la propaganda dello Stato islamico
L'ingresso di una cantina adibita a stamperia per la propaganda dello Stato islamico (rsi)

I soldati appaiono stanchi, mal pagati, le uniformi sgualcite. Veniamo accompagnati in una caserma: il benvenuto dai toni propagandistici e altisonanti ce lo dà un generale. Poi a nostra grande sorpresa, si apre una bottiglia di whisky e si beve, tutti assieme.

Scena improbabile, un po' surreale, l'ambiente è caloroso e goliardico. Per un po' ci si dimentica che la guerra è lì, dietro le colline.

Roberto Antonini Paola Nurnberg

 

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