Parigi dopo Charlie

Le considerazioni di Semo, giornalista di Libération: "Poco è cambiato" - "L'IS? Un'armata Brancaleone"

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di Davide Mattei

Un anno fa Charlie Hebdo veniva preso d’assalto dai fratelli Kouachi, che in pochi minuti falciarono le vite di dodici persone. Era l’inizio del 2015, l’annus horribils del terrorismo in Francia. Pochi giorni dopo, l’11 gennaio, una grande manifestazione sotto lo slogan Je suis Charlie riunì circa due milioni di persone: fu una grande "celebrazione di unità" dei francesi, commenta Marc Semo, giornalista di Libération, "ma non cambiò gran cosa".

La dimostrazione è che dopo l’attentato sventato in agosto sul treno Thalys Amsterdam-Parigi, lo scorso 13 novembre i terroristi hanno colpito impunemente Parigi, nonostante le frontiere fossero già chiuse.

"Misure che rassicurano, ma non assicurano"

Il Governo ha allora preso misure inedite, come lo stato d’emergenza, la chiusura delle frontiere e lo spiegamento di militari in strada, "che rassicurano ma non assicurano", continua Semo.

La grande preoccupazione, secondo il giornalista, ora è come fermare nuovi attacchi che arriveranno in futuro in Francia e impedire un "salto di qualità" dei terroristi jihadisti nella direzione dell’11 settembre di New York.

 
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