Polonia, un membro irrequieto dell'UE e diviso al suo interno che va alle urne senza grande entusiasmo (Keystone)

Polonia-UE, rapporto burrascoso

I polacchi si recano alle urne dopo un periodo di tensioni fatto di ammonimenti e rivendicazioni che sta sfociando nel disinteresse

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Polacchi disinteressati al voto, ma beneficiati dall'Europa
Polacchi disinteressati al voto, ma beneficiati dall'Europa (RSI/Bleff)

Un anno e mezzo fa Bruxelles ha attivato l'Articolo 7 contro Varsavia. Non era mai capitato prima all'interno dell'Unione europea. È una procedura lanciata solo per motivi gravi, che può portare alla sospensione del diritto di voto di un paese membro.

Il Governo polacco non ha certo gradito. Rivendica il diritto di portare avanti le sue riforme della giustizia. Quella europea sarebbe un'ingerenza. Di che aspettarsi ora un vivace e importante dibattito di fondo in Polonia attorno a queste elezioni europee: chi sarà più opportuno eleggere e mandare a Strasburgo/Bruxelles per rappresentare il paese, in seno al Parlamento europeo? Con quale obiettivo politico?

Il centro città di Varsavia in rapida e profonda trasformazione
Il centro città di Varsavia in rapida e profonda trasformazione (RSI/P.O.)

La realtà però ci mostra uno scenario diverso, di non facile comprensione: l'interesse è molto contenuto, non si assiste ad una vera battaglia tra il partito Diritto e Giustizia (al potere) e la coalizione creata dalle forze liberali e progressiste. Il paese ha ricevuto decine di miliardi di Euro dai fondi europei, ma continua a rivendicare maggiore sovranità. D'altro lato non mette assolutamente in discussione la propria appartenenza all'Ue.

L'economia polacca continua a crescere, dipende molto dalla vicina Germania, ma si basa anche su un mercato interno importante, che offre degli impulsi determinanti. La RSI è andata in Polonia per capire e illustrare cosa vi stia capitando.

Kadzidło, la campagna che sostiene Kaczynski

Il paese nel corso degli ultimi anni ha ottenuto moltissimi aiuti da Bruxelles e ha saputo anche trarne enorme profitto. Ha compiuto un enorme balzo in avanti. Ma questo risultato per certi versi stupefacente non è bastato a fare del paese un membro entusiasta, un sostenitore incondizionato dell'Unione Europea. Anzi.

RG 12.30 del 21.05.19: il reportage di Pierre Ograbek a Kadzidło e l'analisi del politologo Melchior Szczepanik
RG 12.30 del 21.05.19: il reportage di Pierre Ograbek a Kadzidło e l'analisi del politologo Melchior Szczepanik
 

Stando ai sondaggi, a vincere le europee probabilmente sarà Diritto e giustizia, il partito di Jarosław Kaczynski al potere. La formazione euroscettica gode di ampio sostegno nelle campagne e sarebbe alla pari con la Coalizione europea messa in piedi dai cristiano democratici di Piattaforma civica che sono riusciti a coalizzare numerose forze: dall'Alleanza della sinistra democratica ai liberali, passando dai Verdi.

Bianco e rosso ovunque

"La Polonia per i polacchi, i polacchi per la Polonia", la marcia dell'indipendenza dello scorso 11 novembre (Keystone)

Inoltre la Polonia è attraversata da una vigorosa ondata di nazionalismo e di patriottismo. I colori della sua bandiera si vedono dappertutto. E un po' ovunque spuntano anche rivendicazioni per maggior sovranità, tutela dei valori tradizionali, chiusura verso l'immigrazione. Temi estremamente delicati ora, nei rapporti con Bruxelles. Le elezioni europee alle porte non sembrano voler moderare gli slanci di quei polacchi che seguono, ad esempio, le dottrine nazional-cattoliche di Gioventù tutta polacca (Młodziez Wszechpolska).

RG 18.30 del 23.05.19: Mariusz Màjoch di Młodziez Wszechpolska al microfono di Pierre Ograbek a Varsavia
RG 18.30 del 23.05.19: Mariusz Màjoch di Młodziez Wszechpolska al microfono di Pierre Ograbek a Varsavia

Le riflessioni dell'ex ministro Radoslaw Sikorski

Il paese è profondamente diviso tra una componente più rurale e molto conservatrice, ed una più urbana e liberale. Una spaccatura che durerà? Lo abbiamo chiesto a Radoslaw Sikorski, ministro della difesa e in seguito degli esteri dal 2007 al 2014 nel Governo liberale guidato da Donald Tusk.

L'intervista integrale di Pierre Ograbek a Radoslaw Sikorski
L'intervista integrale di Pierre Ograbek a Radoslaw Sikorski
 

"È vero, la Polonia è divisa tra una parte filo-occidentale, filo-europea e democratica ed una parte del paese (quella orientale e sud-orientale) più tradizionalista. Però ora non ho molta fiducia nei sondaggi. Pochi mesi fa per le elezioni locali il partito al potere raccoglieva il 39% delle preferenze nell'ultimo sondaggio. Alla fine ha raggiunto un 34%. Mi dicono che moltissima gente rifiuta i sondaggi: c'è stata una purga all'interno di istituzioni pubbliche, 10'000 dipendenti pubblici sono stati licenziati, quindi è meglio non dire quali siano le proprie preferenze. Comunque ora i sondaggi mostrano un testa-a-testa. Ma spero che vi sarà una grande sorpresa".

Lei cosa sta facendo per preparare una (eventuale) grande sorpresa? Lei sta lottando contro una Polonia conservatrice, che vota Kaczynski?

Sono un tipo polemico. Ma la campagna elettorale, sul piano regionale, consiste essenzialmente nel mobilitare i propri sostenitori. Cerchi di mirare a chi è interessato alla politica, al tuo spettro politico, attraverso Facebook… è da ottobre che incontro gente perché ho pubblicato un libro sulla politica estera polacca e lo sto promuovendo. Cerco di convincere che la politica estera polacca era migliore e deve tornare ad essere migliore rispetto ad oggi. Il conflitto tra Governo nazionalista e l'UE è dannoso per la Polonia. Quindi a Bruxelles bisogna mandare gente che conosce le lingue straniere, che possiede argomentazioni forti, che è in grado di raggiungere compromessi a favore della Polonia.

Concretamente cosa prevede per evitare che la gente continui ad avere paura di quelle che lei chiama “purghe”, all'interno del settore pubblico?

Faccio del mio meglio. Ho un milione di followers su Twitter, 100'000 followers su Facebook. Ma è difficile. Non vado alla cosiddetta TV pubblica, è solo un organo di propaganda per il partito al potere, implicato in campagne di diffamazione, di una qualità analoga a quella dell'epoca comunista. E non è onesto: paghiamo le tasse per finanziarla. Grazie a dio abbiamo un canale televisivo di proprietà americana, privato ed indipendente, che rende la Polonia diversa dall'Ungheria – per esempio".

Ma significa però che lei sostanzialmente si rivolge solo ai suoi sostenitori (sui social in particolare), senza raggiungere le zone più rurali e conservatrici del paese?

Ma come ha detto lei: la Polonia è divisa in modo così radicale! Ho l'impressione che non posso convincere nessuno dell'altro fronte. Se Lei crede, come un terzo della popolazione crede (senza alcuna prova) che l'incidente aereo di Smolensk è stato un complotto, un assassinio da parte russa nei confronti del nostro Governo… come può convincere qualcuno che crede in una cosa simile senza alcuna prova?

Significa in sostanza che lei non ha alcuna speranza per questa parte del paese, che adotta un atteggiamento così… strano?

Abbiamo questo problema ovunque. Ora la gente si identifica nei media che segue. Ne scaturiscono queste “media-tribù”. Beato Lei che ha una radio ed una televisione pubblica imparziale e influente. Ci sono paesi che hanno media privati credibili, ma i media tradizionali sono stati indeboliti dalle società tecnologiche. Se non ha dei media pubblici, o ha media pubblici conquistati dal partito al potere, alla fine avrà un problema con la democrazia.

La soluzione allora quale è? Aspettare che il partito Diritto e Giustizia (con la sua leadership) invecchi, si indebolisca progressivamente nell'esercizio del potere?

Radoslaw Sikorski
Radoslaw Sikorski (©Keystone)

Alla fine il populismo fallisce sempre, quando finiscono i soldi degli altri… Ma la questione è: quanto tempo ci vuole? E quanto costerà tornare a regole corrette, ad una divisione dei poteri? Non sarà facile. Io ad esempio, se ad ottobre vinceremo le elezioni legislative, sosterrò una legge per rimettere a concorso quelle funzioni assegnate senza una regolare procedura competitiva.

Attualmente l'economia sta andando bene. Questo in sostanza rafforza politicamente gli ultraconservatori al potere. È un problema per voi?

L'economia polacca non è un problema per me. La Polonia ha vissuto un miracolo economico negli ultimi 30 anni. Dal 1992 non abbiamo avuto neppure un anno di recessione. È una splendida dimostrazione del successo delle riforme liberali. Per questo non sono d'accordo col partito al potere, secondo il quale è stata una vergogna, una ruberia, e la Polonia è in rovina. In realtà per la Polonia non è mai andata così bene.

Ecco, però questa forza dell'economia polacca non indebolisce mica Diritto e Giustizia, il partito al potere…

I nazionalisti polacchi stanno beneficiando del fatto di governare mentre si è in alta congiuntura. Ma quando sei in una fase favorevole dovresti estinguere i tuoi debiti e prevedere delle riserve per quando cambierà il vento. Nella realtà, il tasso di investimenti cala, perché il mondo degli affari ha paura per la sicurezza delle proprie proprietà. Il Governo ha adottato misure sociali molto generose, ha assunto un rischio che è stato pagante finora. Per il momento può permetterselo. Quando il vento cambierà… si porrà l'interrogativo.

Il Palazzo della Cultura e della Scienza a Varsavia
Il Palazzo della Cultura e della Scienza a Varsavia (RSI/P.O.)

Nei prossimi mesi ci saranno rapidi cambiamenti nell'economia polacca?

Stiamo ancora costruendo le nostre infrastrutture, abbiamo delle semplici riserve. Il 2% del nostro PIL proviene da trasferimenti netti dall'Unione europea. Riceviamo, netto: 1 miliardo di euro al mese. E questo avviene da 15 anni. È la nostra occasione per ricostruire quanto distrutto dalle guerre e dal comunismo nel XX° secolo. Costruiamo infrastrutture moderne quali strade, pipeline per il gas... Ma anche le nostre città sono rinate, grazie a biblioteche e centri culturali ad esempio. Dobbiamo migliorare la formazione, le università, per prepararci alla nuova fase, in cui essere competitivi non più grazie al basso costo della forza lavoro, bensì attraverso innovazione e qualità.

Pierre Ograbek
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