Le proteste degli operai alla Foxconn (Keystone)

Proteste nella fabbrica degli iPhone, Foxconn si scusa

I disordini scoppiati fra gli operai in Cina erano dovuti alle cattive condizioni di lavoro e a paventati ritardi nei pagamenti

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Il gigante tecnologico taiwanese Foxconn si è scusato per un "errore tecnico" nei suoi sistemi di pagamento dopo che sono scoppiate violente proteste per salari e condizioni di lavoro nella sua vasta fabbrica di iPhone di Zhengzhou, nella Cina centrale.

"Il nostro team ha esaminato la questione e ha scoperto che si è verificato un errore tecnico durante il processo di onboarding", si legge in una nota. "Ci scusiamo per un errore di input nel sistema informatico e garantiamo che la retribuzione effettiva è quella pattuita".

Ieri, mercoledì, centinaia di dipendenti avevano protestato, sfilando per le strade di quella che viene definita la “cittadella” degli iPhone e dove vivono circa 200'000 persone. Oltre ai paventati ritardi nei pagamenti, a esasperare gli operai sono anche state le severissime regole di quarantena varate per arginare la diffusione del Covid-19, le cattive condizioni di lavoro e alloggio e la carenza di cibo.

Proteste in Cina

Proteste in Cina

TG 12:30 di mercoledì 23.11.2022

Aumentano le infezioni

I nuovi casi di Covid-19 hanno toccato mercoledì in Cina i massimi assoluti su base quotidiana dallo scoppio della pandemia di inizio 2020: secondo gli aggiornamenti della Commissione sanitaria nazionale le infezioni domestiche si sono attestate a quota 31'444, di cui 27'517 asintomatiche.

Si tratta di numeri minimi considerando quanto accade in altri Paesi, ma rilevanti in Cina dove è ancora seguita la politica della "tolleranza zero" sia pure nella versione dinamica, basata su lockdown, test di massa e quarantena. Il dato supera i quasi 30'000 contagi di metà aprile, nel pieno dei focolai che bloccarono Shanghai per due mesi.

ATS/Red.MM
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