Tunisia, l’agricoltura dimenticata

Il paese ha puntato su turismo e servizi, dimenticando il settore; la crisi del grano passa anche da qui

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La Tunisia, come tutta la regione del Maghreb, accusa una forte dipendenza dall’estero per quanto riguarda le scorte di cereali. Il conflitto in Ucraina sta rendendo la situazione estremamente delicata. Eppure, il paese sarebbe in grado di sovvenire, quasi completamente, al proprio fabbisogno di grano.

Tuttavia, negli anni successivi alla decolonizzazione francese, ha preferito investire nel turismo e nei servizi. L’economia agricola interna è oltretutto snaturata dalle generose sovvenzioni del prezzo del pane che lo Stato garantisce ai consumatori. Gli agricoltori locali si devono fare bastare il prezzo politico imposto dal Governo, sul loro grano, che basta sempre meno a coprire i costi di carburante, sementi e concimi.

Tutto questo rende l’attività agricola meno interessante: le campagne vengono abbandonate e grossi gruppi finanziari interni o esteri seminano prodotti per l’esportazione, come ulivi, datteri e agrumi, saccheggiando la poca acqua disponibile. Attività speculative che non aiutano il paese ma che lo impoveriscono ulteriormente.

Paolo Bertossa
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