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Sospesi tra gioia e speranza, i venezuelani in Florida reagiscono alla caduta di Maduro

Reportage a Doral, a nord di Miami, dove vive la più grande comunità di esuli dal Venezuela

  • Ieri, 22:48
  • Oggi, 08:31
Il murales con il graffiti di Pedro Martin consociuto come “Marthi”
03:19

Miami, viaggio tra la diaspora venezuelana

Telegiornale 08.01.2026, 20:00

  • m.h./RSI
Di: Massimiliano Herber , corrispondente RSI negli Stati Uniti

El Arepazo” a Doral non è solo una tavola calda tra una stazione di benzina, un negozio e un autolavaggio. È il cuore pulsante della comunità venezuelana a nord di Miami. Il viavai è continuo; alle pareti i vessilli tricolori e ben quattro televisioni, sempre accese sui canali news. All’ingresso una foto di Maria Corina Machado, premio Nobel per la Pace, e un cartello con scritto “¡Gracias, presidente Trump!”.

Il ritrovo El Arepazo, il ritrovo della comunità venezuelana a Doral, a nord di Miami

Il ritrovo El Arepazo, il ritrovo della comunità venezuelana a Doral, a nord di Miami

  • m.h./RSI

La gratitudine incondizionata nei confronti di “el presidente Tromp” (n.d.r.: pronunciato proprio così) ci viene ribadita nel salone da barbiere all’altro lato della strada. Il titolare, Heinker Ramos, 36 anni, è arrivato negli Stati Uniti quattro anni fa con moglie e quattro figli. Ha saputo della cattura di Maduro via Instagram e confessa che “al mattino, al risveglio, sono andato a controllare online che fosse vero”. Le reali motivazioni statunitensi interessano poco; il suo socio Leo Infante lo dice senza giri di parole: “Trump sta facendo le cose perfettamente! - irrompe. Molti parlano di petrolio, ma il punto non è quello. La vera svolta è il cambiamento nel Paese: prosperità per i giovani, per una generazione che chiede opportunità”. Ma come valutano le prime mosse americane? Parrebbe un cambio nel regime, non di regime… “Non ho nessuna fiducia in Delcy Rodriguez, dichiara Heinker, fa parte della stessa cupola di Maduro”. “Questo è un problema, ammette Leo, e bisogna affrontarlo alla radice, altrimenti continuerà a persistere”.

Heinker Ramos e Leo Infante, titolari del salone “God is Good” di Doral, Florida

Heinker Ramos e Leo Infante, titolari del salone “God is Good” di Doral, Florida

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A Doral - dove c’è pure un golf club di Trump - abitano 34mila esuli venezuelani, più di un terzo della popolazione, ma molti rimangono assai prudenti dopo quanto accaduto il tre gennaio. Nel parco giochi a due passi da downtown, Randi Ramirez osserva giocare il figlio Santiago. Lui ha 47 anni, è arrivato in Florida nel 2019 e oggi lavora in un negozio di scarpe. “Avevo un figlio piccolo e non riuscivo a garantire nemmeno l’essenziale: cibo, pannolini... Era una situazione durissima. Poi si sono aggiunti altri problemi per mia moglie: lavorava nella pubblica amministrazione e siamo stati costretti ad andarcene”. Per lui non è ancora il momento di festeggiare pianamente “Molte persone sono euforiche… ma io preferisco rimanere più cauto, perché… beh, quello che abbiamo vissuto ci dice che non è ancora finita! C’è stato un passo avanti, ma basta. Come si può celebrare senza che ci siano ancora tutte le condizioni per farlo?”.

Randi Ramirez, 47 anni, arrivato in Florida nel 2019

Randi Ramirez, 47 anni, arrivato in Florida nel 2019

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Poco distante con un cappellino MAGA e la maglia della “Vinotinto”, la nazionale di calcio venezuelana, incontriamo Romer Castellano. Ha 28 anni ed è nato a Miami da genitori scappati prima dell’avvento di Chavez. In inglese racconta che per lui e la sua famiglia “è la fine di un incubo, ora possiamo sperare di poter fare ritorno in Venezuela rincontrare molti miei parenti”. Non fa mistero delle sue simpatie politiche - “Trump è il presidente dell’azione, quel che abbiamo sempre voluto” - e difende le mire petrolifere statunitensi: “anche la Russia ci aiuta per il petrolio, e pure la Cina. A noi venezuelani va benissimo che il petrolio finisca negli Stati Uniti”.

Romer Castellano, nato a Miami da esuli venezuelani

Romer Castellano, nato a Miami da esuli venezuelani

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Sempre su Instagram un’immagine circola insistentemente tra i venezuelani. È quella del presidente deposto Nicolás Maduro bendato e ammanettato. Petro “Marthi” Martin è uno street artist, sabato mattina, appresa la notizia della cattura, ha espresso la sua gioia disegnando un graffiti raffigurante l’ex dittatore. “Per tutti i venezuelani è un momento storico. È l’inizio della fine”. Racconta i dettagli della sua opera: “Maduro imprigionato, l’angelo - che è il mio simbolo personale - con i tre colori del Venezuela che spezza le catene, un verso nel nostro inno - “Abbasso le catene” - e anche una lacrima di sudore perché ora Maduro prova paura, perché sa quali crimini ha commesso e che ora è giunto il momento di pagare”.

Il murales con il graffiti di Pedro Martin consociuto come “Marthi”

Il murales con il graffiti di Pedro Martin consociuto come “Marthi”

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Pedro ha 34 anni e da sei è negli Stati Uniti. Suo padre, sua mamma e suo fratello sono a Caracas e lui confessa il sogno di ritornare in patria. “Come tanti altri miei fratelli che vivono all’estero, aspettavo questo momento, non vedo l’ora di poter tornare e poter ricostruire il nostro Paese con le nostre mani”.

Un sogno democratico scolpito nei cuori, raccontato a parole e dipinto sui muri, ma che ancora deve realizzarsi.

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