(�Ti-Press / Francesca Agosta)

"Chiamare i frontalieri alla cassa"

Ricetta di Lega e UDC per risanare le finanze cantonali

Mentre sindacati e verosimilmente sinistra si stanno mobilitando contro il taglio del 2% dei salari degli statali quale contributo di risanamento delle casse cantonali, così come proposto nel Preventivo deficitario presentato dal Consiglio di Stato, Lega e UDC pensano di chiamare alla cassa i frontalieri.

È di ieri la proposta lanciata da Giuliano di Bignasca di applicare un’imposta di mille franchi ai lavoratori pendolari stranieri, sotto forma di ecotassa per il carico ambientale dovuto all’intenso traffico nelle zone di confine, che dovrebbe fruttare circa 70 milioni di franchi all’anno.

"Effetto sostitutivo subito dagli indigeni"

In proposito il gran consigliere leghista Paolo Sanvido ha evidenziato oggi in un’interrogazione l’effetto sostitutivo subito dai lavoratori indigeni. L’incremento del gettito delle persone fisiche, scrive il deputato leghista, coincide con la crescita del numero di frontalieri con reddito superiore a 120'000 franchi sottoposti a tassazione ordinaria.

In merito viene chiesto al Consiglio di Stato la cifra delle ditte che hanno richiesto permessi per questa categoria di lavoratori e le tipologie di lavoro e quanti svizzeri e domiciliati sono iscritti nelle liste di collocamento per queste stesse categorie.

Sulla stessa linea d'onda l'UDC

Sulla stessa linea d’onda si colloca il gruppo parlamentare UDC che, in un’interrogazione, sottolinea l'effetto sostitutivo subito dai lavoratori indigeni e chiede al Consiglio di Stato se intende attivarsi per risanare le finanze cantonali anche attraverso un contributo finanziario dei frontalieri, sotto forma di tassa o prelievo mirato.

Nel testo, si domanda al Governo se l’attuale legislazione permette un simile provvedimento o se ritiene possibile creare una nuova base legale cantonale che permetta l’imposizione o la tassazione dei frontalieri.

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