Insetti... globalizzati

Preoccupazioni e domande, dal Messico all'Europa, dopo che una tradizione culinaria locale si sta trasformando in business globale

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"Gli insetti sono il cibo del futuro". Questa la tesi della FAO, che in un rapporto del 2013 ha messo in luce i due punti forti del cosiddetto “novel food” (anche se nel mondo sono già due miliardi le persone che normalmente se ne cibano): l’alto contenuto proteico, unito al basso impatto ambientale della loro produzione. Da quel momento, negli Stati Uniti e in Europa è partita una vera e propria caccia al business dell’insetto, generando un interesse economico che rischia però di provocare un effetto boomerang, un po’ come è successo qualche decennio fa con la soia.

 Se l’uomo aveva, infatti, una chance di cambiare il proprio approccio nei confronti di “un nuovo cibo”, quello che si sta verificando in Occidente con gli insetti altro non è se non la riproposizione del modello di allevamento intensivo che è stato sviluppato per gli animali. La prospettiva, sia in Europa sia negli USA, sembra essere quella di creare delle vere e proprie “fabbriche di insetti”, grilli in particolare, destinati ad essere trasformati per lo più in farina, in modo da non sconvolgere la sensibilità del consumatore occidentale. Il rischio, che già si sta toccando con mano nei paesi dove il consumo di insetti è quotidiano, è quindi quello di scardinare gli equilibri naturali, oltre ad influire artificialmente sul rapporto domanda-offerta.



In Messico, per esempio, c’è solo una “fabbrica di insetti” che esporta negli Stati Uniti. Gli insetti, cavallette soprattutto, vengono acchiappati con le mani da donne e uomini che ne conoscono i segreti della raccolta, tramandati di generazione in generazione. Persone che lo fanno principalmente per autoconsumo, visto il costo pari a zero di un cibo altamente proteico e quindi conveniente per chi non può permettersi di acquistare la carne settimanalmente. Ma gli effetti dell'aumento della domanda, sia interna che estera, si stanno già facendo sentire. L'azienda, che fa sempre più fatica a reperire materia prima, sta sperimentando un modo per far depositare le uova alle cavallette fino a tre o quattro volte l'anno (e non una come avviene in natura), mentre i contadini, anziché mangiare gli insetti che raccolgono, preferiscono venderli per guadagnarci, rischiando così di impoverire la propria dieta quotidiana.

Laura Filios

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