Splitboard, rivoluzione in vetta

La tavola che si divide in due permette agli snowboarder di riscoprire la montagna selvaggia - Una pratica che si afferma lungo le Alpi svizzere

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Tavola predisposta in "modalità salita", attacchi agganciati, apparecchio per la ricerca in valanga sul corpo, pala e la sonda nello zaino: Mattia Fogliani è pronto a partire per una gita in alta montagna, in Leventina, ma ai sui piedi non ci sono i classici sci da escursionismo o le racchette, bensì un attrezzo particolare, lo splitboard.

Fogliani, con il suo Splitboard Center-Aganè di Arbedo-Castione, è stato un pioniere di questa disciplina, che si sta affermando sempre più lungo le Alpi svizzere. Una disciplina che unisce lo spirito dello snowboard all’esplorazione delle vette più selvagge, propria della sci-escursionismo/alpinismo. Lo splitboard è infatti una tavola che si divide in due, trasformandosi in paio di sci, sotto i quali vengono applicate le pelli di foca e che muniti di attacchi basculanti permettono di affrontare le escursioni più estreme. Una volta in cima, la si assembla in pochi minuti, tornando a essere uno snowboard pronto a tracciare linee morbide sulla neve.

Non si tratta però di mera pratica sportiva: è uno stile di vita. Praticare splitboard significa entrare in sintonia con la natura, contemplarla e sviluppare una coscienza ambientale che, sottolinea lo stesso Mattia Fogliani, "rende anche più consapevoli dei cambiamenti climatici in atto".

Ludovico Camposampiero - Dario Lanfranconi
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