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"È colpa di Berna se fallisce l’accordo"

Via bilaterale: un documento fa il punto sulle discussioni tra la Svizzera e l'UE in vista dell’incontro di venerdì

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A pochi giorni dall'incontro tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il verbale di una riunione rivela quali siano gli apprezzamenti e le aspettative dell'Unione europea (Ue). Secondo il documento, Bruxelles vuole che Berna prenda l'iniziativa e la considera responsabile del possibile fallimento dei negoziati sull'accordo quadro istituzionale.

Il verbale, reso noto dal Tages-Anzeiger, concerne la riunione di venerdì scorso tra Stéphanie Riso, vicecapo del gabinetto di von der Leyen, e gli ambasciatori dei 27.

In estrema sintesi, Riso ha affermato che l'incontro di venerdì prossimo potrebbe fornire nuovi impulsi, ma ha pure messo in guardia da aspettative troppo elevate. Gli ostacoli maggiori per il raggiungimento di un'intesa sono le questioni della protezione dei salari elvetici e la direttiva sulla cittadinanza europea. Questo non costituisce affatto una sorpresa, ma il documento getta un po' di luce su questi aspetti.

Nessuna concessione da Berna

Per Riso, la Commissione ha manifestato maggiore comprensione dei punti considerati critici dalla Svizzera, ma non vede alcuna concessione malgrado le offerte dell'Ue. A suo avviso, Berna considera l'accordo negoziato nel 2018 semplicemente come un'offerta dell'Ue. Invece per l'Unione, l'accordo risponde già alle preoccupazioni di Berna.

L'Ue sospetta in particolare che la Svizzera voglia escludere del tutto dall'accordo la questione della protezione dei salari e la direttiva sulla cittadinanza europea.

L'impressione da parte europea è che la Confederazione non riconosca l'essenza dell'intesa e che voglia modifiche sostanziali dell'accordo. In occasione dell'incontro con Parmelin, von der Leyen dovrà quindi far capire le conseguenze della scadenza degli accordi bilaterali.

Gli ambasciatori di Germania e Francia hanno chiesto la disponibilità al compromesso, mentre Polonia, Romania e Slovacchia insistono sul pagamento dei contributi di coesione.

La scorsa settimana la SSR aveva reso noto apprezzamenti simili, partendo da un documento interno dell'Ue per gli ambasciatori dei Paesi membri.

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ATS/ludoC
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